Latina, detenuto si uccide in carcere. E l’Europa condanna l’Italia per il sistema penitenziario

Pasqualino Pietrobono, arrestato venerdì per droga nell’ambito dell’operazione Piazze Pulite, si è tolto la vita nel carcere di Latina due giorni dopo, ancora prima del suo interrogatorio.

Suicidio in carcere a Latina, a poche ore dalla conferma di condanna per l’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo proprio a proposito delle condizioni disumane del sistema carcerario del nostro Paese. Domenica pomeriggio il 48enne Pasqualino Pietrobono, detenuto da pochi giorni nel carcere di Latina, si è tolto la vita tagliandosi le vene con una lametta.

L’arresto era avvenuto venerdì nell’ambito dell’operazione antidroga denominata Piazze Pulite. Pietrobono, originario di Fondi, era stato condotto in carcere in attesa dell’interrogatorio previsto per la giornata di ieri, ma poche ore prima di rispondere alle domande dei magistrati ha deciso di togliersi la vita.

A nulla è servito il repentino intervento dei secondini, Pasqualino Pietrobono è deceduto in pochi minuti. I motivi del gesto non sono ancora stati accertati, ma in attesa che gli inquirenti facciano chiarezza sulla vicenda il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni ha colto l’occasione per denunciare le condizioni del carcere di Latina:

Spetta ovviamente alla magistratura chiarire questa vicenda, resta però il fatto che quello di Latina è un vero e proprio carcere di frontiera con tutte le problematiche che questo comporta. Attualmente vi sono ospitati circa 150 detenuti ma la struttura ospita, in un anno, oltre 1.000 reclusi, con un turn over fra i più elevati d’Italia. A questo dato oggettivo si devono, poi, aggiungere una certa lontananza della società civile ed i tagli imposti ai budget: basti pensare che lo psicologo ha a disposizione solo 13 ore mensili. In queste condizioni è molto difficile garantire assistenza sanitarie e psicologica continuativa ai detenuti.

Proprio nelle ore in cui l’ennesimo detenuto si toglieva la vita dietro le sbarre, dalla Corte europea dei diritti dell’uomo è arrivata la conferma della sentenza di Strasburgo che condannò il sistema carcerario italiano per trattamento inumano e degradante inflitto agli ospiti delle strutture carcerarie, dopo la denuncia presentata da 7 detenuti.

I giudici europei hanno imposto all’Italia di risarcire i 7 detenuti con 100 mila euro per danni morali e di risolvere la grave situazione entro 12 mesi. In un anno l’Italia dovrà trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario e introdurre anche una procedura per risarcire i detenuti che ne sono stati vittime.

Questo perché, ora che si è creato un precedente, moltissimi altri detenuti potranno seguire l’esempio dei sette di cui sopra e presentare richieste di risarcimento alla corte di Strasburgo, con tutte le conseguenze economiche che questo porterà.

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