Processo Hiram: tutti assolti i cinque imputati

Dopo 7 ore di camera di consiglio il Tribunale di Palermo ha deciso che tutti e cinque gli imputati del Processo Hiram vanno assolti in base all’art. 530 del codice penale, comma 2, attraverso la formula dubitativa dell’assoluzione in cui “manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo

di fabio



Dopo 7 ore di camera di consiglio il Tribunale di Palermo ha deciso che tutti e cinque gli imputati del Processo Hiram vanno assolti in base all’art. 530 del codice penale, comma 2, attraverso la formula dubitativa dell’assoluzione in cui “manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato”. Non ci sono prove sufficienti ad avvalorare l’ipotesi di reato.

Dunque l’imprenditore Michele Accomando, l’imprenditore Nicolo’ Sorrentino, il ginecologo Renato De Gregorio, l’imprenditore Calogero Licata e l’impiegato presso la Corte di Cassazione Guido Peparaio sono stati tutti quanti assolti dopo una lunga trafila processuale con le accuse di: concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo ai sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio, per un totale di circa 40 anni nelle richieste di condanna formulate dai pm Fernando Asaro e Paolo Guido.

Come più volte affrontato durante gli articoli sul processo Hiram mafia-massoneria, il dibattimento nasce da un’indagine su presunti “aggiustamenti” dei processi:

l’inchiesta ed il successivo processo vertonouna commistione tra ambienti mafiosi e massonici ed il pagamento di ingenti somme – cifre che si aggirano dai 5 ai 20mila euro – per consentire il rallentamento di processi penali davanti alla Corte di Cassazione ed evitare il rientro in cella di boss arrestati o condannati.

Bisognerà leggere le motivazioni a corredo della sentenza di assoluzione dei giudici che arriva un po’ inaspettata, soprattutto perché con gli stessi capi d’accusa – per i reati di concorso in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari e rivelazione di segreto d’ufficio – è già stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione Rodolfo Grancini, considerato l’esponente dell’associazione criminale che:

in cambio di soldi, e grazie alle sue amicizie in Cassazione, Grancini avrebbe fatto slittare ricorsi e allungare i tempi dei processi per fare avere benefici ad alcuni imputati

Alla luce di questa decisione si dovrebbe pensare che Grancini possa aver agito da solo, il che escluderebbe anche il concorso in associazione mafiosa e la corruzione, che non ci siano prove sufficienti a carico degli imputati o che la rete criminale abbia altre diramazioni ed altre persone coinvolte. Dubbi che non possono essere dipanati dal solo dispositivo della sentenza, bisogna attendere le motivazioni.

Via | Giornale di Sicilia

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