Legnano: Mohamed Ben Khalifa muore di stenti dopo esser stato rapinato. Indagato centralinista del 113 che ha ignorato le segnalazioni

Succede anche questo: un uomo viene ucciso e la sua vicina di casa telefona al 113 per denunciare i lamenti e le grida provenienti dall’appartamento. L’agente del centralino, però, non le crede e, quindi, ignora la segnalazione. Stesso discorso per la seconda chiamata della donna, fatta il giorno successivo. Alla fine, però, il delitto c’era


Succede anche questo: un uomo viene ucciso e la sua vicina di casa telefona al 113 per denunciare i lamenti e le grida provenienti dall’appartamento.

L’agente del centralino, però, non le crede e, quindi, ignora la segnalazione. Stesso discorso per la seconda chiamata della donna, fatta il giorno successivo.

Alla fine, però, il delitto c’era stato. E’ accaduto il 7 maggio scorso a Legnano, in provincia di Milano, ma si è scoperto solo il 19 agosto, dopo più di tre mesi.

Mohamed Ben Khalifa, tunisino di Zeramdine, 51 anni, viene trovato morto nella sua abitazione di Legnano, incaprettato, legato alla rete del letto con due strisce di tela e il cavo del ferro da stiro, seminudo e disteso a terra. Putrefatto, visto che sono passati mesi dalla sua morte.

Ne parla La Repubblica Di Milano:

Notte del 7 maggio 2010, ore 3 e un quarto. Da più di un’ora l’inquilina del primo piano, la signora I. G., 45 anni, polacca, sente urla in francese e rumori di oggetti che sbattono, di vetri rotti, di sedie spaccate. Poi sente due uomini scendere le scale, li vede uscire dal cancello, lavorare un paio di minuti alla serratura di una Opel Astra e sgommare via. Decide che è abbastanza, afferra il telefono della figlia S. S. e chiama. “Il 112 o il 113, non ricordo”, dirà la donna alla polizia: i tabulati faranno chiarezza. Racconta. “Va bene, signora” è la risposta. Mezz’ora dopo, I. G. non ha ancora preso sonno, sente delle citofonate furiose, si alza e vede altri due uomini schizzare via in Bmw. Sempre alle 3.45, al centralino del 113 era arrivata un’altra chiamata: l’Opel Astra si era schiantata in via Bonghi, un chilometro più in là, i due fuggiaschi erano stati visti scappare a piedi.

Ed è qui che la storia si fa ancora più assurda:

In pochi minuti gli agenti erano risaliti al proprietario: Mohamed Ben Khalifa. Erano andati a bussare alla sua porta, senza risposta, e avevano lasciato un bigliettino, un invito a comparire. Altro bigliettino il giorno dopo. Terzo bigliettino. Poi nulla. Il 1° luglio era stato diramato un “ordine di rintraccio”. Ci vorranno altre sette settimane perché, a un capopattuglia in forza al commissariato, torni in mente quel tunisino che non si era mai fatto vivo, e quella Opel abbandonata in un autoparco di Parabiago.

Gli agenti tornano a casa di Mohamed Ben Khalifa, ascoltano le testimonianze dei suoi vicini di casa – tv accesa giorno e notte, puzza terribile – e decidono di intervenire.

A quel punto partono due indagini parallele: da una parte si cercano i due rapinatori, dall’altra l’agente che per ben due volta ha ignorato la chiamata fatta dalla signora polacca.

Se sul primo punto non ci sono ancora piste valide – i due sono irreperibili – l’indagine sull’agente ha portato i suoi frutti: R. C., poliziotto centralinista del commissariato di Legnano, viene rintracciato e iscritto per omicidio colposo nel registro degli indagati.

Ad incastrarlo ci sono i tabulati delle due telefonate, i cd-rom con le registrazioni, l’analisi dei brogliacci e degli ordini di servizio.

Quanto ai due rapinatori, pochi i dettagli disponibili: si tratta di un ecuadoriano di 31 anni e un marocchino di 24. Erano stati ingaggiati dalla vittima per una notte di sesso a tre, poi la situazione è degenerata.

I due, di cui non si hanno notizie dal luglio scorso, sono indagati per rapina, sequestro di persona e lesioni.

Ad uccidere Mohamed Ben Khalifa, infatti, non sarebbero stati loro, ma la negligenza del poliziotto di Legnano. La vittima, infatti, non è deceduta per le lesioni, ma per l’essere stata legata a letto per oltre 100 giorni, senza mangiare né bere.

Via | La Repubblica Di Milano

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