Lega Nord: il giorno dopo

L’euforia è palpabile nel quartier generale di via Bellerio; la Lega Nord ha conquistato un risultato oltre ogni previsione, tornando ai risultati dei primi anni novanta. E pensare che le prime proiezioni (quelle completamente bucate dalla Consortium) avevano gettato acqua sul fuoco dando solo un lieve vantaggio alla coalizione di centrodestra, con la Lega sotto

di luca17

L’euforia è palpabile nel quartier generale di via Bellerio; la Lega Nord ha conquistato un risultato oltre ogni previsione, tornando ai risultati dei primi anni novanta. E pensare che le prime proiezioni (quelle completamente bucate dalla Consortium) avevano gettato acqua sul fuoco dando solo un lieve vantaggio alla coalizione di centrodestra, con la Lega sotto il 6%. Poi piano piano, soprattutto con i dati del Viminale, ci si rendeva sempre più conto delle proporzioni del successo, fino a valicare addirittura la soglia dell’8% sia alla Camera che al Senato.

Dalle urne esce dunque una Lega numericamente indispensabile al Governo, e non inferiore ad AN in termini di quote elettorali. Le prime conseguenze di ciò si ritrovano nella composizione del nuovo esecutivo, i cui 12 ministri saranno con ogni probabilità suddivisi in questo modo: 6 a Forza Italia, 3 ad AN e 3 ai seguaci del Senatùr. Il quadro potrebbe cambiare se la Lega ottenesse gli Interni e la presidenza della Regione Lombardia, come si diceva ieri; in questo caso potrebbe accontentarsi di due dicasteri.

Ma quello che ci preme ora è di analizzare il trionfo leghista in termini territoriali e di flussi elettorali. A nord e al centro i consensi sono praticamente raddoppiati. In Lombardia e in Veneto la Lega supera abbondantemente il 20%, ma anche in regioni tradizionalmente ostiche come Emilia Romagna, Umbria e Marche il partito comincia a far sentire la propria presenza, anche se i maggiori serbatoi di voti rimangono le province di Bergamo, Varese e Treviso. A Varese Dario Galli sarà presidente dell provincia con un consenso plebiscitario (65%), a Treviso Gian Paolo Gobbo sarà sindaco trascinato dal 35% ottenuto dal partito.

Ma da dove vengono tutti questi voti? Nelle ultime ore gli analisti si sono affannati intorno a questo interrogativo esibendosi nelle teorie più balzane. Ieri a Ballarò Pagnoncelli (Ipsos) addirittura teorizzava che il flusso principale provenisse dai Verdi (???) e in generale dal crollo della Sinistra Arcobaleno. Ora, è vero che la Lega pesca da sempre in tutti i settori sociali, ed è certamente più forte tra la classe operaia e impiegatizia che non tra i grandi imprenditori e l’alta borghesia. E’ altresì vero che in Italia quest’ultima è per tradizione snob e radical-chic, dunque più vicina al centro-sinistra secondo gli insegnamenti del grande guru Gianni Agnelli (“se non puoi batterli alleati con loro”), ma l’estrema sinistra è un’altra cosa. L’elettore comunista e verde ha in uggia la Lega forse ancor più di Forza Italia e AN, e l’idea di un grande flusso di voti in direzione padana appare quantomeno bizzarra.

E’ invece assai probabile che i voti siano arrivati in gran parte dalle zone moderate del centrosinistra (Margherita-DS) e dallo stesso centrodestra, in particolare da AN, oltre che ovviamente dall’area astensionista. L’area della sinistra estrema è stata invece “mangiata” dal PD secondo la logica del voto utile, come si può benissimo vedere nelle regioni rosse (Toscana-Emilia su tutte) dove l’Arcobaleno non ha nemmeno raggiunto il misero quorum.

E ora, che farsene di tutto questo consenso piovuto da ogni dove? Il programma della Lega è chiaro, come afferma Bossi, e coincide con quello di governo: al primo posto il federalismo fiscale. In passato i più grossi ostacoli sulla strada del federalismo sono stati proprio gli alleati di AN e CCD-CDU-UDC, nonostante anche allora il programma parlasse chiaro. Ora i centristi si sono autoeliminati e resta il partito di Fini. Nonostante i toni siano ancora smorzati sull’onda dell’entusiasmo, entro breve si prevede un grosso scontro. La prima grande battaglia per la riforma del paese si combatterà proprio su questo punto, e all’interno del governo.

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