Amore criminale, quarta puntata del 24 maggio: l’omicidio di Barbara Cuppini

La quarta puntata della trasmissione condotta da Barbara De Rossi è dedicata a Barbara Cuppini, uccisa a coltellate dal compagno dopo soli due mesi di relazione

Venerdì 24 maggio è andata in onda la quarta puntata di Amore Criminale, condotta da Barbara De Rossi (qui la nostra intervista). Il programma, ideato e diretto da Matilde D’Errico (intervista), Maurizio Iannelli e Luciano Palmerino, si è occupato dell’omicidio di una giovane donna, in Emilia, Barbara Cuppini.

Barbara è una donna di 36 anni, nata da padre italiano e mamma somala, che l’abbandona all’età di 2 anni per andare via con un altro uomo. Barbara cresce quindi con suo padre, e il loro rapporto si fa strettissimo. Con grandi sacrifici, una volta tornati in Italia, la ragazza si laurea, pagandosi gli studi con il suo lavoro da barista. Dopo gli studi Barbara riesce a farsi strada anche nel lavoro, diventando manager alla Ferrari, all’ufficio marketing.

Le manca solo l’amore, che sembra poi arrivare quando sul lavoro Barbara conosce Alessandro, ingegnere alla Ferrari. L’uomo, di qualche anno più grande, ha una figlia, avuta dall’ex compagna dalla quale si è separato da qualche anno. Lui è molto preparato, interessante, e sembra l’uomo perfetto. In realtà Barbara non conosce il passato di quell’uomo e non sa che nella sua vita c’è un grosso problema: soffre di problemi psicologi, è bipolare, seguito da anni da uno psichiatra e prende dei farmaci. Il problema non è però tanto questo, quanto la sua tendenza ad essere violento con le donne con le quali ha avuto una relazione.

Per questo la sua ex compagna lo ha lasciato, così come una donna con la quale ha avuto dopo una breve relazione. Barbara inizia ad accorgersi che qualcosa non va dopo circa due mesi di relazione. Alessandro inizia a mostrare segnali di una grave depressione. La donna decide di stargli vicina e di aiutarlo, nonostante le sue migliori amiche la mettano in guardia: quella relazione può rivelarsi pericolosa.

Arriva il compleanno di Barbara, e nonostante Alessandro le avesse promesso di portarla in vacanza in Trentino per qualche giorno decide all’ultimo momento di tirarsi indietro, complice la sua depressione. A quel punto la donna apre gli occhi: forse è davvero arrivato il momento di interrompere una relazione che sta diventando sempre più complicata: l’uomo è fortemente depresso, non va al lavoro, mostra spesso istinti suicidi.

Dopo il compleanno di Barbara, però, Alessandro cambia idea e decide di invitarla a cena fuori per festeggiare. Lei, che era stata dall’anziano padre, al quale era molto legata e che viveva con una badante, decide di accettare, annullando gli impegni presi con le amiche. La sua idea è però quella di troncare una volta per tutte la relazione con Alessandro.

I due vanno a cena in un ristorante, e proseguono la serata a casa di lui, in una località poco distante da Maranello, dove lei aveva deciso di fermarsi a dormire. La serata prosegue senza problemi, lui ha preparato una torta di compleanno e dopo averla mangiata la coppia guarda la tv fino a tardi. Poi Barbara decide di andare a dormire.

Lui invece rimane sveglio, guarda un film, chatta con un’amica su Facebook, fino a quando inizia a sentire l’incontenibile impulso di uccidere. E per lui non è la prima volta. Dopo aver preso un coltello da un ceppo in cucina, e un pugnale da caccia che teneva sotto il letto, colpisce Barbara, che dorme, con ben 13 coltellate, quasi tutte mortali, lasciandola poi ai piedi del letto senza vita.

Dopo aver ucciso la compagna, l’uomo si lava, si cambia, prepara una borsa con alcuni vestiti e va via, portando con sé anche i due cellulari della vittima. Si mette quindi in viaggio verso le montagne del Trentino, posto da lui molto amato, lo stesso in cui doveva portare Barbara per il suo compleanno. Arriva a Lavarone e là, dopo aver nascosto il coltello e il pugnale del delitto in un bosco, affitta una stanza, decidendo di trascorrere le ultime ore di libertà in un posto a lui caro. Il giorno seguente, poi, si presenta dai poliziotti di Rovereto per costituirsi, raccontando con dovizia di particolari e grande lucidità quello che ha fatto. La polizia, incredula, contatta quindi i carabinieri di Modena, che vanno a casa sua scoprendo l’orrendo delitto.


I carabinieri del resto erano stati già allertati dalla migliore amica della vittima, che da due giorni non riusciva a mettersi in contatto con lei. Grandissima preoccupazione c’era già anche a casa del padre di Barbara.

L’uomo viene processato e condannato a dodici anni di carcere e a sei in casa di cura. Così ha deciso il Gup di Modena al termine del processo con rito abbreviato. Il sostituto procuratore, che aveva coordinato le indagini dei carabinieri, aveva chiesto una pena di venti anni, ma il giudice ha deciso di riconoscere, come da perizia dei consulenti del tribunale, il vizio parziale di mente. Vizio parziale di mente che invece, secondo i periti del Pm e della parte civile, non era riscontrabile nel caso. L’uomo, benché soffrisse di bipolarismo, era infatti per loro lucidissimo al momento del delitto.