Napoli, clan Misso: 21 arresti per la faida alla Sanità

Ennesimo colpo al clan Misso, il gruppo camorristico del quartiere Sanità di Napoli decimato da inchieste ed arresti e ritenuto ormai in via d’estinzione. Ventuno le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Dda partenopea. Gli arrestati sono ritenuti a vario titolo responsabili di omicidi, tentati omicidi, detenzione e

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Ennesimo colpo al clan Misso, il gruppo camorristico del quartiere Sanità di Napoli decimato da inchieste ed arresti e ritenuto ormai in via d’estinzione.

Ventuno le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Dda partenopea.

Gli arrestati sono ritenuti a vario titolo responsabili di omicidi, tentati omicidi, detenzione e porto illegale di armi da fuoco aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini si riferiscono al periodo 1999-2006 nell’arco di tempo in cui il clan Misso fu impegnato in una guerra contro il cartello della cosiddetta “Alleanza di Secondigliano” e successivamente contrapposto in una faida agli scissionisti capeggiati da Salvatore Torino cui, secondo le indagini, non aggradava la gestione del clan allora guidato da Giuseppe Misso.

In manette nel corso della notte sono finiti tra gli altri Giuseppe Missi, Salvatore Torino e Giuseppe Misso, soprannominato Peppe ‘o chiatto. Su L’Ora Vesuviana si legge dell’origine della faida…

Era uno dei Leoni che guardava Napoli dalle scale del Duomo: il re di largo donnareggina, che oggi fa il collaboratore di giustizia. Peppe Misso, all’anagrafe Missi, sta dietro la faida che alla fine degli anni ’90 insanguinò Napoli col sangue degli uomini (tutti di spicco) del clan Licciardi. Un boss vuole vendicare la morte della moglie, rimasta uccisa in una strage di camorra, e una volta fuori dalla galera, apre una guerra con i clan rivali, attraverso un ampio sistema di alleanze.

È la storia di Giuseppe Missi (questo il nome all’anagrafe), storico capo del clan Misso, e della faida con i Licciardi e con i Mallardo che si scatena alla fine degli anni novanta. L’epilogo arriva in questio giorni con 13 ordinanze di custodia cautelare, notificate in carcere dalla Squadra mobile e dal reparto operativo dei carabinieri di Napoli, ad altrettanti camorristi. Giuseppe Missi, storico capo del clan Misso, aveva perso la moglie nella cosiddetta strage di Acerra. Una volta scarcerato, il capo del clan Misso – soprannominato ‘o Nasone – ebbe come unico obiettivo quello di distruggere i due clan, ritenuti principali artefici di quell’episodio di sangue.

I Misso aggregarono a sè innanzitutto un gruppo scissionista del clan Lo Russo. Maturano così nell’ottobre del 1999, gli omicidi di Vincenzo Murolo, capozona dei Licciardi ai Colli Aminei, e Antonio Ranieri, soprannominato ‘Polifemo’, referente per lo stesso gruppo nei Quartieri Era uno dei Leoni che guardava Napoli dalle scale del Duomo: il re di largo donnareggina, che oggi fa il collaboratore di giustizia. Peppe Misso, all’anagrafe Missi, sta dietro la faida che alla fine degli anni ’90 insanguinò Napoli col sangue degli uomini (tutti di spicco) del clan Licciardi. Un boss vuole vendicare la morte della moglie, rimasta uccisa in una strage di camorra, e una volta fuori dalla galera, apre una guerra con i clan rivali, attraverso un ampio sistema di alleanze.

Via | Il Mattino

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