Mafia, Partinico: 23 arresti cosca locale nell’operazione The end

Blitz antimafia a Partinico. I carabinieri stanno eseguendo nel centro a 30 chilometri da Palermo 23 arresti a carico di presunti appartenenti, tra boss e gregari, alla locale cosca. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo per le acccsue, a vario titolo, di mafia ed estorsione.

di remar


Blitz antimafia a Partinico. I carabinieri stanno eseguendo nel centro a 30 chilometri da Palermo 23 arresti a carico di presunti appartenenti, tra boss e gregari, alla locale cosca. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo per le acccsue, a vario titolo, di mafia ed estorsione.

L’operazione è stata denominata “The End” e arriva a seguito di un’indagine che nei fatti, dicono gli investigatori, ha sgominato il mandamento mafioso di Partinico, importante punto di snodo tra le province di Palermo e Trapani, negli ultimi anni al centro di una faida tra famiglie mafiose rivali.

Il blitz vede impegnati 200 militari del Gruppo Monreale, unità cinofile ed un elicottero del 9° Elinucleo di Palermo Boccadifalco.

Su la Repubblica Palermo si legge, tra l’altro, del nuovo vocabolario delle cosche:

Se i padri sono rinchiusi al carcere duro, ci sono i figli ad occuparsi del clan. Poco importa che abbiano 24 o 28 anni. Leonardo e Giovanni Vitale, rampolli di Vito detto “Fardazza”, sono arrivati nel giro di pochi mesi al vertice dello storico mandamento mafioso di Partinico. Prima toccò a Leonardo, ma a febbraio venne arrestato per rapina. A marzo, fu scarcerato il fratello Giovanni: prese lui lo scettro di capo mandamento. Ne aveva titolo: per ben due volte era già finito in manette per associazione mafiosa, la prima da minorenne.

C’erano questi due giovanissimi dal cognome pesante dietro l’escalation di attentati che negli ultimi mesi ha seminato il terrore in provincia di Palermo. A scoprirlo sono stati i carabinieri del Gruppo di Monreale: nella notte, 23 persone sono finite in manette. (…) Fra gli arrestati c’è anche un insospettabile architetto palermitano, Antonino Lu Vito: avrebbe fatto da tramite fra le cosche del mandamento di Partinico e quelle della città.

(…) Le intercettazioni hanno svelato soprattutto il nuovo vocabolario di Cosa nostra. La famiglia si chiama adesso “officina”. Per ordinare un omicidio dicono: “Mettilo in ferie”. Fare un’estorsione: “Tingere”. Così parlano oggi i capimafia. Quando discutevano di consolidare gli equilibri all’interno del clan facevano sempre riferimento al “fabbricato”. Oppure alla “fondazione”. Nelle intercettazioni dei carabinieri ci sono gli affari del nuovo clan di Partinico: i Vitale costringevano gli imprenditori della zona a rivolgersi a una ditta di loro fiducia per la fornitura del cemento, la Edil Village, gestita da Alessandro Arcobascio e Alfonso Bommarito (anche loro finiti in manette).

Via | Live Sicilia

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