Caso Claps, Gildo: “ipotesi estradizione” per Danilo Restivo. Quelle impronte “non individuate”

Si fa concreta l’ipotesi di un’estradizione per Danilo Restivo, unico indagato per l’omicidio di Elisa Claps e imputato in Inghilterra per quello della sarta Heather Barnett. È quanto ha confidato al settimanale “Gente” Gildo Claps, il fratello di Elisa, scomparsa a Potenza 17 anni fa e il cui corpo è stato ritrovato nel marzo scorso

di remar

Si fa concreta l’ipotesi di un’estradizione per Danilo Restivo, unico indagato per l’omicidio di Elisa Claps e imputato in Inghilterra per quello della sarta Heather Barnett. È quanto ha confidato al settimanale “Gente” Gildo Claps, il fratello di Elisa, scomparsa a Potenza 17 anni fa e il cui corpo è stato ritrovato nel marzo scorso nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità del capoluogo lucano. «C’è la possibilità che Danilo Restivo possa essere consegnato alle autorità italiane già nelle prossime settimane, prima che inizi il processo che lo vede imputato in Inghilterra. Si tratterebbe di un’estradizione temporanea, è un’ipotesi concreta. Se anche l’estradizione temporanea non avvenisse – ha detto Gildo al settimanale in uscita domani – siamo però sicuri che subito dopo il verdetto in Gran Bretagna Restivo verrà portato in Italia. E allora dovrà finalmente comparire davanti ai giudici per rispondere dell’omicidio di mia sorella». 

Secondo Gildo «l’omicidio di Elisa fu programmato: le perizie dimostrano che gli indumenti di mia sorella, compresi reggiseno e mutandine, furono tagliati quando lei era già morta. L’assassino lo fece, come dicono i risultati delle perizie, con un’espressione fredda e agghiacciante, per accedere al corpo di mia sorella. Significa che chi ha ucciso Elisa si è presentato all’appuntamento con un’arma, una lama: voleva uccidere».

Oggi La Gazzetta del Mezzogiorno torna sulla perizia merceologica depositata dalla professoressa Eva Sacchi. Nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità – ne parlavamo domenica scorsa – c’erano altre impronte di scarpa che però non sono state repertate. Sei per la precisione, risultanti dalla documentazione fotografica.

«Le impronte parziali trovate nel sottotetto sono state impresse, conservativamente, da almeno sei differenti tipi di calzature. Nessuna di queste impronte è stata impressa dalle calzature di confronto (quelle degli operai, quelle trovate in un sottoscala e quelle della vittima, ndr). Le impronte dei tre operai, che pur risultano saliti nel sottotetto, non sono state individuate».

Quelle impronte lasciate da sei persone diverse vicino al corpo di Elisa non sono state confrontate con le scarpe che indossava il giorno del ritrovamento il giovane viceparroco della Trinità don Wagno Oliveira e’ Silva, né con quelle delle altre persone che sono salite nel sottotetto. Alla paleontologa sono state consegnate solo le scarpe dei tre operai stranieri che lavorano per l’impresa di costruzioni incaricata di sistemare un’infiltrazione d’acqua che dal sottotetto pare arrivasse fino in chiesa. 

Perché? Gli investigatori non hanno ancora escluso eventuali responsabilità di altre persone. Però alla professoressa Sacchi hanno affidato solo quelle cinque calzature. Tre delle quali già a occhio nudo non presentano similitudini con le impronte lasciate nei piccoli cumuli di sabbia che erano a due passi dal corpo di Elisa. L’incarico affidato alla professoressa Sacchi dal gip di Salerno Attilio Franco Orio era questo: «Eseguire l’analisi delle impronte di scarpa per verificarne ed esaltarne ogni caratteristica utile». 

L’analisi delle impronte lasciate nel sottotetto della chiesa della Trinità non è stata agevole per la paleontologa come si legge nella perizia depositata due settimane fa:

«Nei locali del sottotetto sono state individuate, durante i primi sopralluoghi, alcune impronte parziali di calzature impresse nella polvere e nel detrito presente sul pavimento». Per un possibile confronto con le impronte repertate «sono state acquisite dalla documentazione fotografica della polizia scientifica le foto delle calzature dei signori Ioansorin Orobe, Corneliu Todilca e Ion Vasiliu». I tre operai che sono entrati nel sottotetto per dei lavori. Le impronte individuate dalla polizia però non appartengono a loro.

«Sempre come confronto sono state analizzate le suole di un paio di scarpe trovate abbandonate sotto la scala che porta al terrazzo adiacente ai locali del sottotetto in cui è stato trovato il corpo della vittima e le scarpe della stessa vittima». E qui nascono le prime difficoltà: «Il reperto “4 A” è un’impronta di suola di scarpa forse parziale. La mancanza di una corretta illuminazione, la presenza di un ostacolo visivo e la decentratura della foto non permettono l’osservazione completa dell’area di impressione. L’impronta mostra solchi poco profondi impressi su uno strato sottile di materiale polverulento incoerente». 

E ancora: «Per mostrare la posizione delle impronte del terzo gruppo è stata usata una foto senza luce radente che permette però la visione di tutte le impronte. Analizzando la foto si può osservare che le impronte dovevano essere sicuramente più di quattro, ma la documentazione fotografica non permette ulteriori considerazioni». 

«Le foto non sono state scattate secondo i criteri necessari alla documentazione ottimale di un’impronta. La direzione della luce è più o meno fissa in tutte le foto, ragion per cui i particolari che sono in ombra non posso essere compresi, poiché non ci sono foto che li mettano in evidenza. Nonostante tali difficoltà e nonostante la parzialità delle impronte si è cercato di individuare i caratteri di ogni singola impronta e di comprenderne le forme grafiche nel tentativo di mettere meglio in evidenza le strutture della suola. I risultati ottenuti non sono stati tuttavia utili alla loro caratterizzazione e quindi all’individuazione dei tipi e dei modelli di scarpa che le hanno impresse». 

Infine la professoressa afferma: «Pur consapevoli dei limiti delle foto e dell’incompletezza delle impronte, un’ampia selezione di immagini è stata inviata a un’azienda leader mondiale nel campo dello studio di impronte, perché tentasse di individuare con un apposito software quelle compatibili con i reperti in esame. Non è stato ottenuto nessun riscontro».

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

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