Elisa Claps: i lavori nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza sono stati effettuati mentre Elisa era già morta

Continuano ad arrivare i dettagli sulla perizia depositata dalla paleontologa Eva Sacchi dell’Università La Sapienza nell’ambito del primo incidente probatorio sul caso dell’omicidio di Elisa Claps.L’ultima rivelazione riguarda le tracce di bitume rinvenute sul luogo del delitto e sul corpo della vittima, segno che i lavori di impermeabilizzazione delle travi sono stati effettuati quando il


Continuano ad arrivare i dettagli sulla perizia depositata dalla paleontologa Eva Sacchi dell’Università La Sapienza nell’ambito del primo incidente probatorio sul caso dell’omicidio di Elisa Claps.

L’ultima rivelazione riguarda le tracce di bitume rinvenute sul luogo del delitto e sul corpo della vittima, segno che i lavori di impermeabilizzazione delle travi sono stati effettuati quando il corpo di Elisa si trovava già nel sottotetto della chiesa della Trinità di Potenza.

Sul pantalone che indossava il giorno dell’omicidio ci sono alcune macchie di bitume. Altre sono state trovate su una tegola, su una tavola di legno e su dei guanti di lattice che erano poggiati sul cadavere. Le ha prodotte il gocciolamento di una passata frettolosa di materiale isolante su una trave del tetto proprio in corrispondenza dei resti di Elisa Claps.

Questo dettaglio, secondo gli inquirenti, lascia intuire che l’assassino, in un primo momento, avrebbe coperto frettolosamente il corpo di Elisa, poi è tornato a finire il lavoro. Nel frattempo, però, furono effettuati i lavori.

Nel sottotetto e sul terrazzo furono usati due tipi di bitume. Una volta stabilita la conguità delle sostanze che hanno sporcato i pantaloni della vittima e la tegola poggiata sulla gamba e osservate le caratteristiche morfologiche delle macchie di sostanza bituminosa sulla tegola, si può verosimilmente ipotizzare che, durante i lavori per i quali è stato usato uno dei due prodotti la tegola sia stata manipolata con il conseguente trasferimento su di essa di materiale bituminoso. La sostanza si sarebbe poi trasferita a sua volta ai tessuti e agli abiti della vittima.

E, sempre nella perizia, si legge:

Le macchie bituminose presenti sulla tegola trovata a diretto contatto col capo della vittima e col braccio rivelano che la forma delle tracce e il loro allineamento sono frutto di un trasferimento gravitazionale. Questo consente di ipotizzare facilmente che la tegola, al momento dell’imbrattamento, fosse disposta in modo verticale, con la parte più lunga verso il basso.

Quindi, secondo la Sacchi, chi ha effettuato i lavori avrebbe operato sul corpo semicoperto di Elisa, forse senza accorgersi di nulla.

In sostanza ha passato il bitume sulle travi (e la sostanza è caduta sul cadavere), poi si è tolto i guanti e li ha gettati sul corpo di Elisa ed ha toccato con una mano la tegola che era poggiata vicino alla testa della giovane. Possibile che non si sia accorto di nulla?

Quel materiale, però, è stato spostato successivamente, presumibilmente dall’assassino che è tornato sul luogo del delitto:

Bisogna considerare che il reperto è stato rinvenuto con giacitura orizzontale a parziale copertura del corpo della vittima. L’asse lungo della tegola è stato quindi rinvenuto orizzontale, orientato a 90 gradi dalla posizione che doveva avere al momento dell’imbrattamento. Inoltre la porzione imbrattata giaceva rivolta verso il basso, quindi la tegola ha subito, dal momento dell’imbrattamento al momento del ritrovamento dei resti, una rotazione di 90 gradi. […] In conclusione, sarebbe interessante a questo punto procedere a un approfondimento operando uno studio della forma e della struttura delle tante macchie di sostanze bituminose presenti nel sottotetto. Potrebbe poi essere associato al campionamento delle sostanze, nel tentativo di ricostruire, anche nella prospettiva di un incrocio di dati di tipo investigativo con quelli di tipo analitico, la successione di alcuni dei lavori svolti nel sottotetto.

Gli inquirenti, alla luce di queste rivelazioni, sono già al lavoro.

Via | La Gazzetta Del Mezzogiorno

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