Silvio Berlusconi viola il silenzio elettorale. Poi dice: «Non ho violato alcuna regola»

Il leader del Pdl, che ieri ha disertato la chiusura di campagna elettorale a Napoli, parla da Milanello, in visita al Milan.

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21.20: Silvio Berlusconi risponde così alle accuse:

«Non ho violato alcuna regola. Conclusa una conferenza stampa a Milanello in cui si era parlato soltanto di Milan e di calcio, uscendo dalla stanza ho risposto a una domanda a margine di un giornalista amico, esprimendo un parere sulla magistratura che, per fortuna, non mi risulta sia ancora un partito politico. Non mi riferivo alla grande maggioranza dei magistrati onesti e irreprensibili, ma a quella minoranza che usa la giustizia a fini di lotta politica».

21.10: interviene anche Antonio Ingroia, di Rivoluzione civile:

«Noi rispettiamo le regole e quindi il silenzio elettorale, altri non lo hanno fatto e, non potendo commentare certe dichiarazioni, chiediamo l’autorevole intervento del presidente della Repubblica, anche a tutela della credibilità della magistratura di cui il capo dello Stato è supremo garante»

20.50: Non si fa attendere la risposta del Pd, che arriva attraverso una nota – striminzita, evidentemente per non incorrere nel medesimo problema – di Anna Finocchiaro:

«Il Partito democratico rispetta come si deve il silenzio elettorale. Berlusconi, facendo le affermazioni che ha fatto, e che non commentiamo, dimostra di saper vivere solo violando le regole. Ma questo non gli permetterà di vincere».

Silvio Berlusconi va a Milanello, in visita al Milan e in conferenza stampa pre-partita (come se lo facesse sempre) si mette a parlare di politica nel giorno del silenzio elettorale. Prima l’attacco alla magistratura:

«Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa».

Poi, ancora i processi «politicizzati», quindi Monti che ha creato «più debito pubblico e disoccupati».


Berlusconi sceglie un modo irrituale – e una palese violazione di una norma che di solito rispettano tutti – per chiudere la campagna a modo suo, con i soliti coretti triti e ritriti, insomma. E con una buona dose di personalismo. Alle illazioni sulla sua salute, ribatte così:

«Fisicamente sono a posto. Ho appena qualche difficoltà ad aprire completamente gli occhi, ma sono molto orgoglioso di questa campagna elettorale, per come ho combattuto dall’inizio alla fine senza un momento di fermo. Avevano detto che temevo gli incontri duri con gli avversari nella cosiddette fosse dei leoni ma ho smentito tutti e ho dimostrato che non temo nessuno».

Poi sostiene di aver portato in campagna elettorale proposte nuove, idee e contenuti. E di aver fatto il meglio possibile:

«Ho fatto una campagna elettorale come tanti altri mettendomi a litigare ma ho cercato di proporre idee nuove a cominciare dalla mia idea di Stato e questo mi ha distinto da tutti i protagonisti in campo. Sono orgoglioso che alla mia età non ho perso un colpo e sono riuscito a far passare le mie idee agli italiani per contrastare la politica economica di questo governo che ci ha portato alla recessione innalzando il debito pubblico e i disoccupati».

Quindi, il personalismo si mescola con la personalissima visione dell’Europa del Cav:

«Questa Europa sragiona, io sono considerato un nemico dell’Europa ma io voglio più Europa. Ero riuscito a mettere d’accordo 20 Paesi, perché riuscendo a mettere insieme un esercito europeo ciascuno risparmia il 50-60% e si diventa una potenza militare europea per cui ci si può sedere a pari livello con gli Stati Uniti. Invece, spendiamo di più perché Germania e Francia vogliono tenere il potere per sé».

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