Cassano Ionio: clan Forastefano, confisca beni a Vincenzo Forastefano e Cosimo Rizzo

Colpo alla cosca Forastefano. La polizia sta procedendo in queste ore a una confisca di beni, per un valore 8 milioni di euro, riconducibili a Vincenzo Forastefano e Cosimo Giuseppe Rizzo, entrambi di Cassano Ionio (Cosenza). Vincenzo è il fratello di Antonio ritenuto a capo dell’omonima cosca; Rizzo è invece il cognato del boss. Il

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Colpo alla cosca Forastefano. La polizia sta procedendo in queste ore a una confisca di beni, per un valore 8 milioni di euro, riconducibili a Vincenzo Forastefano e Cosimo Giuseppe Rizzo, entrambi di Cassano Ionio (Cosenza).

Vincenzo è il fratello di Antonio ritenuto a capo dell’omonima cosca; Rizzo è invece il cognato del boss. Il decreto di confisca è stato emesso dal Tribunale di Cosenza – Sezione Misure di Prevenzione.

La cosca Forastefano tra il 2002 e il 2003 è stata impegnata in una sanguinosa faida con la cosca Abbruzzese di Lauropoli ed oggi è ritenuta egemone nella Sibaritde.


Dopo l’inchiesta Omnia del 2007 (86 persone coinvolte accusate di traffico di droga, usura, estorsioni), già giunta alla sentenza di primo grado con condanne a 18 anni per Antonio Forastefano e a 30 anni per Vincenzo, ora a preoccupare vertici e affiliati alla ‘ndrina sono le recenti decisioni di “saltare il fosso” da parte di alcuni esponenti del clan.

Anche la compagna del presunto boss Vincenzo Forastefano sta collaborando con la magistratura (ne parlavamo qui). Poco più di un mese fa la cosca era stata colpita da 11 arresti. Tra i fermati anche i presunti responsabili degli omicidi di Nicola Bruzzese, Antonio Bevilacqua e dell’operaio incensurato Fazio Cirolla, ucciso per errore. Essenziale il contributo dei pentiti come si legge su Lauropoli.it:

(…) Si tratta di guerra di mafia, tra il clan Forastefano e i rivali del gruppo dei rom, nei primi due casi e di un regolamento di conti interno alla cosca, ma con errore di persona, per quanto riguarda il terzo episodio di sangue.Al posto di Cirolla, nell’autosalone luogo dell’omicidio, a cadere sotto i colpi dei killer doveva essere Salvatore Lione, proprietario della rivendita e contabile della cosca (gli investigatori hanno spiegato che «deteneva la bacinella ed era depositario delle armi»).

Uno scampato pericolo che ha convinto lo stesso Lione a divenire collaboratore di giustizia e a raccontare agli inquirenti i segreti del clan, e in particolare il suo ruolo e l’omicidio al quale ha assistito. Proprio i pentiti hanno permesso di avere il quadro indiziario che ha portato l’Antimafia a emettere i provvedimenti di fermo e ne ordinanze di custodia.Oltre a Lione, nell’inchiesta, sono infatti finite le dichiarazioni di Pasquale Perciaccante, Vincenzo Curato, Samuele Lovato, Luciano Oliva, Domenico Falbo e Lucia Bariova, convivente di Vincenzo Forastefano.

Via | CN24Tv

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