Turista Simone Renda morto in Messico, processo in Italia

È stata fissata per il 20 dicembre l’udienza preliminare del processo ai poliziotti e ai magistrati messicani considerati responsabili della morte di Simone Renda, il bancario 34enne deceduto il 3 marzo 2007 nel carcere messicano di Playa del Carmen, località nella quale l’uomo si trovava in vacanza. È il primo procedimento giudiziario per atti disumani

È stata fissata per il 20 dicembre l’udienza preliminare del processo ai poliziotti e ai magistrati messicani considerati responsabili della morte di Simone Renda, il bancario 34enne deceduto il 3 marzo 2007 nel carcere messicano di Playa del Carmen, località nella quale l’uomo si trovava in vacanza. È il primo procedimento giudiziario per atti disumani e degradanti che si svolge in Italia in violazione della Convenzione di New York sui diritti umani. La Repubblica Bari riassume la sua vicenda che riporta alla mente quella di Daniele Franceschi, morto nel carcere francese di Grasse il 25 agosto in circostanze ancora poco chiare.

Arrestato per ubriachezza molesta rimase in carcere per 42 ore, senza mangiare né bere, ben sei ore in più rispetto a quelle previste per il reato ascrittogli. In realtà i sintomi che manifesta sono quelli di un principio d’infarto diagnosticatogli in carcere dal medico che consiglia il ricovero in ospedale, ma lì il ragazzo non arriverà mai. Viene trovato morto da una guardia carceraria. Le due autopsie effettuate sul corpo chiariranno che non ci sono tracce di alcolici nel sangue. Cause del decesso: infarto transmurale al miocardio e contusione per un colpo nella zona parietale sinistra. Il processo nella città dello Stato di Quintana Roo, per dirlo con le parole di Leonardo Tedesco, legale dei Renda in Messico, fu «un circo».

I capi di imputazione riguardano otto pubblici ufficiali messicani. Questo il commento della madre di Simone, Cecilia Greco Renda: “Dopo tre anni di attesa e di indagini (…) siamo riusciti ad avere un risultato straordinario: é la prima volta in Italia che si processa un funzionario di uno stato estero, in questo caso messicano, con l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante della tortura e di atti disumani. Sono queste le imputazioni per otto pubblici ufficiali messicani”.

E ancora: “L’udienza preliminare é una tappa molto importante – continua Cecilia Greco – perché, se ci sarà il rinvio a giudizio, si apre un precedente e un aiuto per tutte le altre famiglie che hanno figli detenuti all’estero. Quello di Simone é un caso che sarà scritto nei testi di procedura penale internazionale, farà giurisprudenza. E così io spero che la sua morte non sia stata vana”.

Simone fu prelevato dal suo letto, nella Posada Mariposa di Playa del Carmen da quattro agenti della polizia turistica messicana perché non si era svegliato e non aveva liberato la sua stanza. Fu portato via dall’albergo, distante solo 3 minuti dal carcere.

“Simone arriva in carcere dopo un’ora e mezza – spiega la mamma – dopo essere stato picchiato perché i poliziotti gli chiedono soldi che lui non aveva. Arrivato in carcere, Simone si sente male, ha un infarto, ma viene rinchiuso in una cella d’isolamento e lasciato lì. Senz’acqua e senza cibo per tre giorni e tre notti: é morto disidratato”.

Via | la Repubblica Bari

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