Sarah Scazzi: Michele Misseri conferma che ad uccidere è stata Sabrina. Nessun vilipendio di cadavere

Si è tenuto ieri nel carcere di Taranto l’interrogatorio, nella forma di incidente probatorio, di Michele Misseri, accusato dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi, uccisa ad Avetrana lo scorso 26 agosto. Undici lunghe ore in cui Misseri ha ripercorso il giorno del delitto, confermando la maggior parte dei dettagli rivelati nell’interrogatorio dello scorso 5 novembre, quello


Si è tenuto ieri nel carcere di Taranto l’interrogatorio, nella forma di incidente probatorio, di Michele Misseri, accusato dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi, uccisa ad Avetrana lo scorso 26 agosto.

Undici lunghe ore in cui Misseri ha ripercorso il giorno del delitto, confermando la maggior parte dei dettagli rivelati nell’interrogatorio dello scorso 5 novembre, quello in cui attribuì l’intera responsabilità alla figlia Sabrina, sostenendo di essere intervenuto solo a cose fatte, per disfarsi del cadavere.

Ad uccidere Sarah Scazzi fu sua cugina figlia Sabrina: la strangolò nel garage di casa con una cinta (o forse una corda), poi chiese aiuto al padre, che occultò il cadavere.

Non ci fu alcun vilipendio, come invece dichiarato il 5 novembre e, in passato, non c’erano mai state avances nei confronti della nipote.

Questa, ve lo abbiamo anticipato ieri, verrà considerata la versione definitiva, quella che sarà utilizzata in Tribunale nel corso del processo.

Molti i “non ricordo” e alcune incongruenze in questa nuova confessione, che ha però lasciato molto soddisfatti gli inquirenti. Nessun coinvolgimento della moglie Cosima, lasciata fuori da questa vicenda fin dal primo momento.

L’interrogatorio, come rivela la Gazzetta Del Mezzogiorno, si è svolto in presenza della figlia Sabrina Misseri, anche se gli sguardi dei due non si sono mai incrociati:

Seduto su un lato del salone, Michele ha parlato circondato da una decina di agenti di polizia penitenziaria, precauzione presa per evitare che incrociasse lo sguardo della figlia Sabrina, seduta alcuni banchi dietro di lui e anche lei “protetta” da un cordone di guardie carcerarie. Lo stratagemma ha funzionato evitando che i due entrassero in contatto. Ciò non ha impedito però a Sabrina di piangere per buona parte dell’interrogatorio del padre. Uno sfogo dovuto al fatto di essere innocente, secondo i suoi legali, un primo segnale di cedimento nervoso di fronte alla sicurezza del padre, secondo gli inquirenti.

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