Il voto taglierà (con la spada?) il groviglio della politica?

L’annunciata sparata finale di Silvio Berlusconi sulle pensioni minime – la bomba delle bombe – non c’è stata. Anche se il polverone sollevato negli ultimi giorni di campagna elettorale su Imu e Irap non accenna a diminuire mentre nessuno solleva il nodo della giustizia sociale, dei più deboli (pensionati in primis), con il potere d’acquisto

L’annunciata sparata finale di Silvio Berlusconi sulle pensioni minime – la bomba delle bombe – non c’è stata. Anche se il polverone sollevato negli ultimi giorni di campagna elettorale su Imu e Irap non accenna a diminuire mentre nessuno solleva il nodo della giustizia sociale, dei più deboli (pensionati in primis), con il potere d’acquisto sempre più basso, tartassati dagli aumenti continui di tasse e tariffe che nel 2013 incideranno in media per oltre 2 mila euro per ogni pensionato, il 20% in più rispetto al 2012 (dati Spi-Cgil).

In 15 anni una pensione vale un terzo di meno costringendo una massa imponente di italiani a tirare la cinta all’inverosimile, riducendo al lumicino i consumi. Di fatto, specie con l’ultima riforma del ministro Fornero, la patrimoniale c’è, ma non a danno dei più abbienti, bensì a carico di chi meno ha, letteralmente spennato. E’ questo, insieme alla disoccupazione giovanile e alle crisi aziendali, il dato più drammatico in un fosco quadro destinato a diventare ancora più cupo. Ancor più preoccupante perché è una questione di giustizia: fa pagare la crisi a chi a meno e ha sempre pagato di più, tasse e balzelli compresi.

Pierluigi Bersani avrebbe dovuto dire con maggior chiarezza e più forza che se il centrosinistra andrà il governo, fra i primi provvedimenti da adottare c’è proprio quello dello sblocco delle indicizzazioni delle pensioni superiori a tre volte il minimo e c’è un pacchetto di misure strutturali per fare recuperare il potere d’acquisto ai lavoratori (operai e impiegati) spingendo per il rinnovo della scadenza dei contratti di lavoro e la stipula di accordi di produttività.

Dice l’ex ministro Cesare Damiano (Pd): “Se non si aiutano i lavoratori e i pensionati a recuperare il loro potere d’acquisto non sarà possibile far riprendere i consumi né dare impulso all’economia, cioè riprendere la via della crescita”.

Altre patate bollenti riguardano il finanziamento di risorse per finanziare la cassa integrazione in deroga , per gli incentivi alle imprese che assumono lavoratori in mobilità, per gli esodati in modo che nessun disoccupato resti senza reddito. Urgente anche un piano straordinario per l’occupazione giovanile puntando sulla diminuzione strutturale del costo del lavoro.

Ma in un eventuale governo di centrosinistra, oltre a Pd e Sel, non si potrà fare a meno del partito del loden di Mario Monti. Che ne pensa il Prof su ciò che dice Damiano su questi nodi essenziali per la giustizia sociale e per l’economia? Ammonisce ancora Damiano: “La chiave di volta è la crescita. Senza lo sviluppo non si vince la battaglia per il lavoro e per l’occupazione e anche i sacrifici per risanare i conti pubblici diventano inutili”.

L’economia italiana – come dimostra il livello attuale dello spread che impone all’Italia di pagare agli investitori oltre il tre per cento in più di interessi rispetto alla Germania – resta malata: senza riforme, senza rigore, senza risorse, senza una svolta generale il Paese sprofonda. Più malata ancora è la politica: lì sta il groviglio tumorale. Con il voto giungerà il nuovo Alessandro il Macedone capace di sciogliere il nodo gordiano della politica con un taglio netto della sua spada?