Usa, pena di morte: Claude Jones giustiziato per una ciocca di capelli non sua

Era il 2000 e G.W. Bush era governatore del Texas quando in quello Stato venne eseguita la condanna a morte di Claude Jones. Oggi, dopo 10 anni, un test del Dna fa nascere seri dubbi sulla reale colpevolezza dell’uomo. Un caso che ricorda da vicino quello di Cameron Todd Willingham. Jones era finito sotto processo

di remar


Era il 2000 e G.W. Bush era governatore del Texas quando in quello Stato venne eseguita la condanna a morte di Claude Jones. Oggi, dopo 10 anni, un test del Dna fa nascere seri dubbi sulla reale colpevolezza dell’uomo. Un caso che ricorda da vicino quello di Cameron Todd Willingham.

Jones era finito sotto processo per un omicidio commesso nel 1989 a Point Blank, 80 miglia da Houston. Un’accusa che aveva respinto fin dal primo momento raccontando che quel maledetto giorno lui era rimasto in auto mentre un complice rapinava il negozio di liquori e uccideva il proprietario.

La comparazione, effettuata all’epoca tramite analisi microscopiche, dei capelli trovati sulla scena del crimine con quelli di Jones era risultata “soddisfacente” e l’uomo era stato condannato alla pena capitale.

Il giorno prima della sua esecuzione, il 7 dicembre del 2000, Jones – che non era un santo ed era già stato dietro le sbarre per rapina, furto, aggressione e altro – presentò tramite i suoi avvocati una mozione chiedendo che l’iniezione letale venisse sospesa in modo che su quella ciocca di capelli fosse eseguito il test del Dna.

Ma “l’allora governatore del Texas George W. Bush respinse la richiesta” scrive il Texas Observer. Precisando però che, come risulta dai documenti del processo, la questione sarebbe stata mal posta dai giudici i quali non avrebbero adeguatamente informato il futuro presidente degli Stati Uniti che il test del Dna avrebbe potuto scagionare Jones. Del resto il governatore aveva pubblicamente sostenuto l’utilizzo dei test nei casi di pena di morte e aveva già fermato un’altra esecuzione in modo che la prova del Dna potesse essere effettuata.

Il Texas Observer insieme a Innocence Project, Innocence Project Texas e Texas Innocence Network si sono battuti perché quella ciocca di capelli potesse essere tirata fuori e analizzata con le più moderne tecniche. E ci sono riusciti. Il giornale si è fatto carico di una parte dei costi per il test del Dna i cui risultati sono stati resi noti ieri. Quei capelli non appartenevano a Claude Jones ma alla vittima, al 44enne proprietario del negozio.

Le analisi certo non possono provare direttamente l’innocenza di Jones perché non implicano un altro omicida, ma, considerando che l’unica prova materiale in base alla quale Jones era stato condannato per l’omicidio era rappresentata da quella ciocca di capelli, è legittimo pensare che l’uomo potrebbe essere stato giustiziato per un reato che non aveva commesso.

Il figlio di Claude Jones ha detto che quanto dimostrato da quel test è molto importante per lui ed ha aggiunto di sperare “che questi risultati possano servire come un campanello d’allarme; esistono gravi problemi nel sistema di giustizia penale e dobbiamo capire se per la nostra società conviene continuare a utilizzare la pena di morte”.

Negli Usa gli ordinamenti di 34 Stati, su 50, prevedono la pena capitale. In tre di questi – Kansas, New Hampshire, New York – dal 1976 non viene più applicata. Nel 2009, secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto di Amnesty International, negli Stati Uniti sono state giustiziate 52 persone ed emesse 123 condanne a morte. Texas Virginia e Oklahoma sono gli stati più “forcaioli”: insieme arrivano quasi alla metà di tutte le condanne a morte eseguite negli States dal 1977 in poi.

Via | Texas Observer