Governo Berlusconi: il Toto-ministri

All’indomani della sbornia elettorale è già tempo di previsioni sulla composizione del futuro governo. Silvio Berlusconi, neo-premier in pectore, in preda a un’incontenibile euforia ieri ha telefonato a tutte le trasmissioni televisive, affermando di avere già in mente il suo prossimo esecutivo e confermando l’ipotesi dei 12 ministri, non uno di più non uno di

di luca17

All’indomani della sbornia elettorale è già tempo di previsioni sulla composizione del futuro governo. Silvio Berlusconi, neo-premier in pectore, in preda a un’incontenibile euforia ieri ha telefonato a tutte le trasmissioni televisive, affermando di avere già in mente il suo prossimo esecutivo e confermando l’ipotesi dei 12 ministri, non uno di più non uno di meno. Se in futuro spunteranno anche dei dicasteri senza portafoglio lo vedremo, per l’intanto proviamo a lanciarci nei pronostici.

Berlusconi ha già piazzato dei paletti precisi, avocando al proprio partito il 50% dei posti. Due sono per gli intoccabili Frattini (Esteri) e Tremonti (Economia). Un terzo andrà con grande probabilità alla Prestigiacomo (Pari Opportunità), nell’ambito della quota rosa stabilità nel 33% (4 poltrone). La difficoltà di trovare una seconda donna papabile in Forza Italia (Mara Carfagna?) ci porta dritti all’ipotesi Brambilla, ma rimane da stabilire in quale ministero.

Il restante 50% va dunque distribuito tra Lega e AN, presumibilmente in quote pari, a meno che vada in porto il pressing di un’arrembante Umberto Bossi, che ha provato a sparare al bersaglio grosso, chiedendo gli Interni da assegnare con ogni probabilità a Maroni. La strategia lumbard prevede anche la conquista della presidenza della Regione Lombardia, che andrebbe a Castelli. Se dunque la Lega dovesse ottenere l’uno e l’altra potrebbe accontentarsi di due dicasteri, lasciandone uno ad AN. Sempre in quest’ultimo caso circola la voce della candidatura del capo del sindacato padano Rosy Mauro, che rimpolperebbe le quote rosa, prendendo il Lavoro o qualcosa di simile. Questo sempre ammettendo che Bossi rinunci a fare il ministro egli stesso. In caso contrario il Senatùr (o Calderoli per lui) riprenderebbe chiaramente il suo antico posto alle Riforme.

Venendo ad Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini in queste ore sta riflettendo sulla proposta di Berlusconi di assumere la prestigiosa presidenza della Camera. Il contributo “rosa” del partito potrebbe concretizzarsi in Giulia Bongiorno (Giustizia?) e Adriana Poli Bortone, attualmente vice-sindaco di Lecce. Anche La Russa e Alemanno (Agricoltura?) sono in pole-position.

Dalla Regione Lombardia scenderebbe invece Formigoni, che lascerebbe il posto a Castelli per presiedere il Senato. Per concludere, Martino dovrebbe andare alla Difesa (ma anche La Russa ambirebbe a questo dicastero), mentre appare pressoché certa la vicepresidenza del Consiglio per Gianni Letta, storico delfino del Cavaliere, così come la forte candidatura di Lucio Stanca all’Innovazione Tecnologica.

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