Serial Killer: Maria Gruber, Irene Leidolf, Stephanija Meyer e Waltraud Wagner, gli angeli della morte di Lainz

Tra le varie categorie di serial killer ci sono i cosiddetti angeli della morte, che agiscono prevalentemente nell’ambiente ospedaliero. Sono spesso donne, quasi sempre infermiere, come l’italiana Sonya Caleffi, condannata a 20 anni di carcere per l’omicidio di cinque suoi pazienti e per il tentato omicidio di altri due.La storia del crimine è piena di


Tra le varie categorie di serial killer ci sono i cosiddetti angeli della morte, che agiscono prevalentemente nell’ambiente ospedaliero. Sono spesso donne, quasi sempre infermiere, come l’italiana Sonya Caleffi, condannata a 20 anni di carcere per l’omicidio di cinque suoi pazienti e per il tentato omicidio di altri due.

La storia del crimine è piena di angeli della morte e tra questi spicca un gruppetto di infermiere dell’ospedale Lainz di Vienna, responsabile di una cinquantina di omicidi.

A dare il via a tutto, nella primavera del 1983, è stata Waltraud Wagner, classe 1960. Una paziente 77enne, ad un passo dalla morte, implorò la Wagner di “porre fine alle sue sofferenze“, così la giovane infermiera aumentò la sua dose di morfina, uccidendola.

Quello che doveva restare un caso isolato, aprì invece tutto un mondo alla Wagner: nel togliere la vita a quell’anziana donna aveva provato un brivido, si era sentita Dio.





Nel corso dei mesi gli omicidi aumentano e la Wagner decide di coinvolgere altre tre infermiere: Maria Gruber, una ragazza madre di quattro anni più giovane, Irene Leifold, di 21 anni, e Stephanija Mayer, divorziata, emigrata dalla Iugoslavia, che ha 20 anni più di lei.

La leadership resta comunque alla Wagner, che addestra le nuove compagne e sceglie le potenziali vittime. Se i primi omicidi seguivano lo stesso modus operandi – morfina in quantità eccessiva – col passare del tempo le quattro infermiere passarono ad utilizzare modi molto più cruenti.

Mentre una teneva la testa della vittima e le tappava il naso, un’altra le versava dell’acqua in bocca, facendola così affogare.

Gli omicidi continuano ad aumentare e mentre la Mayer decide di abbandonare quell’attività omicida, il reparto in cui operano le assassine viene soprannominato “padiglione della morte”. Nessuno, però, sospetta che quei decessi siano provocati da qualcuno.

Si va avanti così fino al febbraio 1989, quando le tre assassine rimaste in gioco commettono un grave errore: durante una pausa si recano nel bar dell’ospedale e commentano le loro imprese omicide, senza curarsi troppo delle persone presenti.


Un medico, presente in quel momento al bar, ascolta la loro conversazione e denuncia il fatto alle autorità. Dopo circa sei settimane di indagine, gli angeli della morte finiscono dietro le sbarre.

Alle quattro assassine non restò altro che confessare: ammisero di aver ucciso 49 persone, trentanove dei quali compiuti soltanto dalla Wagner, ma il numero potrebbe essere molto più alto.

Nel corso del processo è emerso anche il criterio utilizzato dal gruppetto per scegliere le vittime: quelli che russavano, quelli che bagnavano le lenzuola, quelli che rifiutavano di prendere le loro medicine o che facevano innervosire le infermiere. Non appena un paziente si lamentava, gli angeli della morte iniziavano a pianificare il suo omicidio.

Quelli che mi stavano sui nervi venivano spediti direttamente in un letto libero del buon Dio. Naturalmente i pazienti resistevano, ma noi eravamo più forti: potevamo decidere se quei vecchi matusalemme potevano vivere o morire. In ogni caso il loro biglietto per l’aldilà era scaduto.

Il processo si è concluso nel marzo del 1991, dopo mesi di dibattimento:

Waltraud Wagner è stata riconosciuta colpevole di quindici omicidi, 17 tentati omicidi e due aggressioni che le sono costate una condanna all’ergastolo. Stessa condanna per Irene Leidolf, riconosciuta colpevole di 5 omicidi.

Più lievi le condanne per gli altri due angeli della morte: quindici anni di carcere per Stephanija Mayer (colpevole di un omicidio e sette tentati omicidi) e Maria Gruber (due tentati omicidi).

Queste ultime due sono state rilasciate dopo pochi anni ed hanno iniziato una nuova vita con nuove identità. La libertà per la Wagner e la Leidolf, invece, è arrivata solo un paio di anni fa, nell’agosto 2008, proprio mentre l’Austria era concentrata sul caso del mostro di Amstetten Josef Fritzl.

Le due, condannate nel 1991, hanno lasciato il carcere dopo 17 anni. In Austria, infatti, la condanna a vita consiste nello scontare almeno 15 anni prima di poter avanzare richiesta per la libertà vigilata. Loro l’hanno fatto e, vista la buona condotta tenuta nel corso degli anni, sono tornate in libertà. Ovviamente con nuove identità e in località non rese note.

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