Ercolano, estorsioni: 15 arresti clan Ascione-Papale e Iacomino-Birra

Anche al parroco era stato chiesto il pizzo. Blitz contro due clan rivali nel Napoletano. I carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno arrestato nella notte quindici presunti affiliati agli Ascione-Papale e Iacomino-Birra di Ercolano. Le accuse sono di associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso. L’ordinanza

di remar


Anche al parroco era stato chiesto il pizzo. Blitz contro due clan rivali nel Napoletano. I carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno arrestato nella notte quindici presunti affiliati agli Ascione-Papale e Iacomino-Birra di Ercolano. Le accuse sono di associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Napoli, le indagini coordinate dalla Dda partenopea. Diversi gli episodi oggetto dell’attività investigativa. I carabinieri, da luglio a ottobre 2010, hanno rilevato una tentata estorsione da parte del clan Iacomino-Birra ai danni di un parroco di Ercolano e tutta una serie di estorsioni a un commerciante e a un imprenditore edile vessati da entrambe le organizzazioni camorristiche.

È il “doppio pizzo” già venuto alla luce con l’inchiesta dell’Antimafia denominata “Regalo di Natale” del dicembe scorso.


Se ne legge negli archivi di Repubblica:

Sono così emerse, ad esempio, la storia del panettiere-salumiere costretto a pagare il doppio pizzo in pagnotte. E l’ incubo vissuto dal gestore di un distributore di benzina e dal concessionario di motorini. Fino al caso limite subito da due fratelli gioiellieri. Costretti a consegnare orologi per gli affiliati al clan Ascione-Papale. Quando poi arriva la richiesta di cinquemila euro chiedono lo sconto, e nell’ intervallo di tempo prima del pagamento – è il 15 settembre scorso – viene ritrovata una bomba inesplosa davanti al negozio. I due fratelli denunciano tutto, durante l’ interrogatorio spiega una delle vittime rivolgendosi all’ ufficiale dei carabinieri: «A lei, capitano, ho chiesto di simulare la chiusura dell’ esercizio commerciale per “favoreggiamento alla camorra”, per fare in modo che la gente capisse che era giunto il momento di denunciare. Soprattutto perché ho tanta paura per la mia incolumità e per quella della mia famiglia». Quindi la svolta con gli arresti.

Via | Il Mattino

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