Gallipoli, clan Padovano: arrestati 5 “irriducibili” nell’operazione Galatea. I nomi

Cinque presunti affiliati al clan gallipolino “Padovano” della Sacra corona unita sono stati arrestati dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione Galatea in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce. Per gli investigatori si tratterebbe di “irriducibili che avevano assicurato la permanenza dell’associazione mafiosa anche dopo i duri

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Cinque presunti affiliati al clan gallipolino “Padovano” della Sacra corona unita sono stati arrestati dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione Galatea in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta della Procura distrettuale antimafia di Lecce.

Per gli investigatori si tratterebbe di “irriducibili che avevano assicurato la permanenza dell’associazione mafiosa anche dopo i duri colpi inferti dalle inchieste giudiziarie e soprattutto dopo l’omicidio del vecchio boss di Gallipoli Nino Padovano, capo storico della frangia leccese della Scu (…)”.

Il clan opera a Gallipoli (Lecce) e in altri Comuni del basso Salento reinvestendo i profitti illeciti in attività imprenditoriali. Destinatari delle ordinanze di custodia cautelare Pompeo Rosario Padovano, Fabio Della Ducata, Giuseppe Barba, Cosimo Cavalera e Massimiliano Scialpi, tutti di Gallipoli e già rinviati a giudizio per associazione mafiosa; il processo comincerà il 20 gennaio 2011.

Per l’omicidio del boss Salvatore Padovano (detto Nino Bomba) compiuto a settembre 2008, ad ottobre 2009 è stato arrestato il fratello Pompeo Rosario, attualmente detenuto, che ha poi confessato di esserne il mandante.

L’omicidio di mio fratello è una cosa strettamente familiare: ne sono responsabile io, in quanto mandante e Carmelo Mendolia (oggi pentito, ndr) in quanto esecutore materiale”. Il movente sarebbe stato quello di subentrare al fratello nella guida del clan come si legge nel dettaglio su Lecce Prima:

Salvatore Padovano (…) potrebbe rientrare nella classifica degli innovatori. Per il procuratore capo Cataldo Motta, che ha nella mente un quadro nitido di tutte le evoluzioni della Scu, era proprio uno di quelli che avevano alzato il tiro. Niente più droga sulla piazza locale. Basta stupefacenti su Gallipoli. Anche perché si trascinano dietro le forze dell’ordine. (…) Vent’anni di galera, poi il ritorno a casa sotto una nuova veste. Un libro già edito, la passione per la letteratura. “E comportamenti da boss”, ha sottolineato Motta nel corso di una conferenza stampa che si è svolta questa mattina nel suo ufficio, presso la Procura di Lecce. “Dettava gli ordini e si stava concentrando sul settore immobiliare. Forse voleva una riduzione dell’attenzione da parte delle forze dell’ordine”. E si può rinunciare a qualcosa di produttivo come il mercato del vizio, se ci sono altri sistemi per fare soldi. Per esempio, il controllo delle aste giudiziarie. Andando contro il fratello. Contro altri esponenti della famiglia. Che la via della droga non avrebbero voluto lasciare.

Polizia e carabinieri – quel giorno, sul posto, intervennero gli agenti del commissariato e i militari della compagnia di Gallipoli – avevano intuito subito che l’esecuzione poteva essere maturata in un contesto famigliare, interno al clan. (…) Ma solo le dichiarazioni di Mendolia, diventato collaboratore di giustizia nel timore di ritorsioni per sé e per la propria famiglia, hanno dato un’accelerata definitiva. Il 9 aprile scorso è stato arrestato con le accuse di detenzione e porto abusivo di arma da fuoco dalla polizia, in provincia di Varese. E si fa risalire a quella data l’avvio del suo contributo. Reo confesso dell’omicidio di Salvatore Padovano, addosso gli hanno ritrovato un pistola 7.65. Un’arma che ha raccontato di aver effettivamente portato con sé quel giorno, davanti alla pescheria “Paradiso del mare”, lungo la Gallipoli-Santa Maria al Bagno. Ma non sarebbe stata quella usata per sparare alla testa del boss. Una sorta di riserva, qualora avesse avuto inconvenienti, magari si fosse inceppata. La pistola dell’omicidio, una semiautomatica Beretta, calibro 9 corto, con matricola abrasa, era stata ceduta ad un suo amico. Il killer ha detto anche dove ritrovarla. Il giorno successivo, è stata rinvenuta in possesso della persona da lui citata, a Gallarate. I riscontri della scientifica hanno dimostrato come non mentisse.

Via | Quotidiano di Puglia

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