Operazione Iblis: nomi arrestati, boss, intercettazioni dell’inchiesta. Interrogatori a Catania

Sono iniziati questa mattina gli interrogatori per 18 dei 50 arrestati dai carabinieri del Ros nell’operazione Iblis che ieri ha azzerato – per usare le parole del comandante, generale Giampaolo Ganzer (condannato in primo grado a luglio per l’accusa di traffico di droga) – “i vertici di Cosa nostra, non soltanto a Catania, quindi, le

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Sono iniziati questa mattina gli interrogatori per 18 dei 50 arrestati dai carabinieri del Ros nell’operazione Iblis che ieri ha azzerato – per usare le parole del comandante, generale Giampaolo Ganzer (condannato in primo grado a luglio per l’accusa di traffico di droga) – “i vertici di Cosa nostra, non soltanto a Catania, quindi, le storiche famiglie Santapaola o Ercolano, ma anche cosche altrettanto importanti tra Ramacca, Caltagirone, Palagonia e Misterbianco”.

L’indagine ha svelato, secondo l’accusa, i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, con l’arresto, tra gli altri, del deputato regionale del Pid Fausto Fagone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine.

La procura ha tenuto a precisare che non esistono altri fascicoli “secretati” e che ad oggi non è prevista nessun’altra “tranche politica” dell’inchiesta. Come dire, quello che c’è basta e avanza.

Repubblica Palermo riassume procedimenti e indagini a carico di eletti nell’Ars:

Un mese, quattro deputati indagati in inchieste su mafia e politica. L’arresto del presidente della commissione Cultura, formazione e lavoro Fausto Fagone accende ancora una volta i riflettori sull’Ars e gli inquilini di Sala d’Ercole, perché arriva dopo l’avviso di garanzia inviato alla fine di ottobre all’ex assessore Michele Cimino per un’indagine su compravendita di voti ad Agrigento, il sequestro dei beni al deputato di Forza del Sud Franco Mineo, indagato perché sospettato di essere socio del figlio di un boss dell’Acquasanta, e la richiesta di arresto dei pm, respinta dai giudici, per il deputato ex Pdl Sicilia Giovanni Cristaudo nella stessa indagine che ieri ha portato all’arresto di Fagone.

Deputati alle prese con guai giudiziari, che si aggiungono alla lista di altri onorevoli sfiorati da indagini, non su mafia e politica: ma magari su appalti (come il capogruppo del Pid Rudy Maira per episodi che risalgono alla sua sindacatura a Caltanissetta), o su istigazione alla corruzione (come il deputato Mpa Paolo Ruggirello indagato per un fatto che riguarda il Comune di Erice, e del deputato Pdl Fabio Mancuso, per fatti risalenti alla sua sindacatura ad Adrano).

E Lombardo? Sulla posizione del governatore siciliano ieri il procuratore D’Agata ha precisato che “ogni riferimento riguardante il Presidente Lombardo e risultante dalle indagini è stato oggetto di attenta valutazione, specie con riguardo alla sua valenza sul piano probatorio ed alla sua capacità di resistenza alle critiche difensive, non ritenendone, allo stato, la idoneità per adottare alcuna iniziativa processuale nei suoi confronti”. Da Live Sicilia:

“Ho rischiato di dare la vita e la galera per lui” è “venuto da me di notte, è stato due ore e mezza” ma “ora neanche se viene il Padre eterno lo aiuto”. Così il boss presunto di Ramacca, Rosario Di Dio, parla a un amico dei suoi presunti contatti con il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, in un’intercettazione compiuta da carabinieri Ros nell’inchiesta Iblis. Allo ’sfogo’ del presunto capo di Cosa nostra del paese etneo i magistrati della Dda non hanno trovato riscontri, e per questo il fascicolo in cui sono indagati il governatore e suo fratello Angelo Lombardo, deputato nazionale del Mpa, come ha spiegato ieri il procuratore capo Vincenzo D’Agata resta aperto anche se “non si ritiene, allo stato, esistere la idoneità per adottare alcuna iniziativa processuale nei suoi confronti”.

L’atto, in parte riportato dal Corriere della Sera, non è inserito nell’ordinanza eseguita ieri, ma nella richiesta della Dda della Procura di Catania al Gip Luigi Lombardo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Di Dio sostiene di avere incontrato Angelo e Raffaele Lombardo, che sono indagati da diversi mesi per concorso esterno all’associazione mafiosa, nella sua abitazione, mentre era sorvegliato speciale, facendo così rischiare di farlo arrestare, la notte antecedente le votazioni per “le prime elezioni regionali che ci sono state”. Le “lamentele” ascoltate dal Ros, si riferirebbero al mancato ricevimento di alcuni favori dai fratelli Lombardo, dai quali non ottiene invece alcuna contropartita. (…) Ma i politici lo ignorano completamente e neppure lo ricevono. “Questo bastardo – esplode Di Dio la sera del 19 dicembre del 2009 mentre davanti la Tv vede Lombardo – e’ un pezzo di m…”, è “munnizza”, un “gesuita” è un “gran cornuto” che ci cercava quando non era nessuno”, e arrabbiato aggiunge: “sono dovuto andare il voto” ma la mia famiglia voti al presidente non gliene ha dati”.

Lombardo ieri in un’intervista al Corriere ha così commentato l’inchiesta e quelle che ha definito “volgari insinuazioni”:

“Da oggi sappiamo che non c’é alcuna iniziativa processuale a mio carico, che non mi è stato nemmeno recapitato un avviso di garanzia, che non sono stati trovati riscontri a volgari insinuazioni” . (…) E riferendosi alle parole dei pentiti ha detto “con quelle voci infondate hanno cercato di bloccare un governo impegnato nella pulizia della Sicilia”. Il presidente ha poi aggiunto che denuncerà “chiunque osi diffamarmi” e che “frequentando convegni e incontri pubblici, c’é sempre il rischio di stabilire rapporti civilissimi, seppure superficiali con persone che ritieni immuni” (…) “a volte stringi le mani a persone che sembrano immuni”. L’esempio che gli viene in mente dell’architetto palermitano Giuseppe Liga, indicato dai magistrati come un boss “non di basso rilievo. Ma per me era il presidente del Movimento cristiano lavoratori, popolato da fior di galantuomini”; “bisogna tenere gli occhi aperti” e sulle dichiarazioni del pentito Avola, dice di volere un confronto diretto “per sbugiardarlo, per prenderlo per quello che è, un volgare delinquente, un millantatore” ; “ci sarà tempo per svelare la trama politico-mediatica”.

L’inchiesta – coordinata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata e dai magistrati della Dda Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino – ha documentato, dicono gli inquirenti, gli stretti rapporti di alcuni imprenditori con le cosche e le “perverse collusioni con la politica”. Nel mirino quegli imprenditori “non più vittime ma compiacenti, strumento per la operatività della mafia nel mondo degli affari”. Tra i beni colpiti dal provvedimento di sequestro – per un totale di 400 milioni di euro – 105 imprese, immobili, auto e motoveicoli, attrezzature industriali. Un impero. L’indaginie ha mirato all’ individuazione “delle infiltrazioni mafiose verso il mondo dell’imprenditoria e della politica”. Secondo i magistrati della procura di Catania il deputato regionale del Pid Fausto Fagone, ex sindaco di Palagonia, avrebbe “intrattenuto strettissimi rapporti con Rosario Di Dio scarcerato nel 2003 dopo una detenzione per mafia”. “Di Dio ha curato la campagna elettorale di Fagone e si è attivamente adoperato nella individuazione delle più opportune alleanze, curando anche i rapporti tra il politico e gli imprenditori per consentirgli all’epoca della sua sindacatura di ottenere una rendita costante nel tempo”.

I settori economici coinvolti vanno da quello delle energie rinnovabili – eolico, fotovoltaico – al commercio. Le cosche inoltre riscuotevano le estorsioni dalle cooperative edili, dalle attività commerciali e dai supermercati, anche in provincia di Agrigento. Gli esattori dei clan pretendevano una percentuale del 2-3 % sull’importo dei lavori. Ai vertici dell’organizzazione c’erano, secondo gli inquirenti , Giuseppe Ercolano, Vincenzo Aiello, Vincenzo Santapaola, Francesco Arcidiacono, “U salaru”, considerato l’attuale reggente della famiglia Santapaola al posto di Santo La Causa. Gestirebbe lui la “cassa delle imprese” che “gli attribuisce grande potere, per il suo compito di sovvenzionare famiglie detenuti e spese di esercizio delle attività criminale”. Tra i presunti boss arrestati anche quel Rosario Di Dio che per l’accusa avrebbe avuto rapporti con il deputato regionale del Pid, Fausto Fagone. Tra gli arrestati anche un avvocato civilista, Agatino Santagati – che per i magistrati avrebbe avuto ruolo di collegamento tra alcuni imprenditori ed esponenti di Cosa Nostra catanese nell’acquisto del parco commerciale La Tenutella – e il geologo Giovanni Barbagallo che, scrive Live Sicilia stamattina:

(…) è anche un militante del Mpa (anche se dal movimento dicono che non risulta nemmeno tesserato) (…). Scrivono i pm che “in virtù di questa sua veste, Barbagallo sarebbe tra gli strumenti di cui il boss Vincenzo Aiello poteva avvalersi per aggiudicarsi importanti commesse”. A disposizione di Aiello ma anche dei capimafia Angelo Santapaola e Giuseppe Ercolano, il geologo avrebbe anche messo a disposizione la sua campagna per organizzare dei summit. La figura di Barbagallo diventa essenziale quando si parla della Safab. È una grossa impresa romana che ha messo le mani su importanti appalti: il parcheggio sotterraneo al Palazzo di giustizia di Palermo, la realizzazione del termovalorizzatore di Bellolampo e l’invaso artificiale di Lentini. Quando fu ammazzato il giudice Paolo Borsellino era emerso che la Safab aveva affittato, dieci giorni prima della strage, un appartamento proprio nella stesso stabile in cui abitava la madre del magistrato, in via D’ Amelio. Qualche giorno prima della strage in quell’appartamento furono attivate due linee telefoniche che, forse, furono utili agli attentatori.

Questo l’elenco di tutti gli arrestati: Vincenzo Aiello, Alfio Aiello, Salvatore Alma, Francesco Arcidiacono, Giuseppe Arena, Giovanni Barbagallo, Antonio Bergamo, Giovanni Buscemi, Giovanni Calcaterra, Bernardo Cammarata, Rocco Caniglia, Angelo Carbonaro, Salvatore Conti, Franco Costanzo, Salvatore Di Bennardo, Rosario Di Dio, Giovanni D’Urso, Giuseppe Ercolano, Mario Ercolano, Fausto Fagone, Alfonso Fiammetta, Natale Filloramo, Carmelo Finocchiaro, Pietro Guglielmino, Francesco Ilardi, Mariano Incarbone, Francesco La Rocca, Graziano Lo Votrico, Francesco Marsiglione, Girolamo Marsiglione, Michele Marsiglione, Santo Massimino, Sandro Monaco, Felice Naselli, Massimo Oliva, Pasquale Oliva, Liborio Oieni, Francesco Pesce, Giacomo Polizzi, Rosario Ragusa, Sebastiano Rampulla, Vito Roccella, Antonino Sangiorgi, Agatino Santagati, Vincenzo Santapaola, Mario Scinardo, Tommaso Somma, Antonino Sorbera, Giuseppe Tomasello, Agatino Verdone.

Via | Live Sicilia

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