‘Ndrangheta: pentito Roberto Moio rivela collaborazione alla cattura boss Tegano

La decisone di collaborare con i magistrati è arrivata dopo aver saputo di essere diventato un bersaglio. Roberto Moio, ex elemento di spicco della cosca Tegano, ha spiegato così la sua recente scelta nel corso dell’ udienza per il processo Malavenda. Il clan ultimamente – secondo le risultanze investigative – era attraversato da tensioni, da

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La decisone di collaborare con i magistrati è arrivata dopo aver saputo di essere diventato un bersaglio. Roberto Moio, ex elemento di spicco della cosca Tegano, ha spiegato così la sua recente scelta nel corso dell’ udienza per il processo Malavenda.

Il clan ultimamente – secondo le risultanze investigative – era attraversato da tensioni, da una spaccatura tra i fratelli Giovanni e Pasquale. Moio ha rivelato di aver collaborato con gli inquirenti già a partire dal 2004 per la cattura del latitante Giovanni, suo zio, poi arrestato lo scorso mese di aprile. Questo avrebbe causato la sua condanna a morte.

Non appena i vertici del clan sono venuti a conoscenza delle sue “spiate” hanno stabilito che Moio doveva essere ucciso. Il neo pentito ha anche dichiarato che la persona arrestata nei giorni scorsi dalla Mobile di Reggio Calabria, Carmelo Murina, insieme a Donatello Canzonieri, imputato nel processo Malavenda, gestivano per conto dei Tegano il “locale” di Santa Caterina.

La prossima settimana dovrebbe deporre in aula un altro dei nuovi collaboratori di giustizia reggini, il boss dell’omonimo clan Antonino Lo Giudice che si è accusato degli attentati alla Procura generale di Reggio Calabria. Attacchi per i quali c’erano stati già degli arresti di presunti affiliati alla cosca Serraino e sulla cui reale matrice toccherà ora agli inquirenti fare luce.

Via | Melito on line

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