Camorra: operazione contro clan Lo Russo, 50 arresti a Secondigliano

Maxi operazione di polizia contro il clan Lo Russo che a Napoli controlla i traffici illeciti nei quartieri di Piscinola, Chiaiano, Miano e Marianella. Il blitz è partito alle prime luci dell’alba di oggi. Oltre 50 le persone finite in manette tra presunti boss e gregari dell’organizzazione camorristica già colpita a maggio da un’ altra

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Maxi operazione di polizia contro il clan Lo Russo che a Napoli controlla i traffici illeciti nei quartieri di Piscinola, Chiaiano, Miano e Marianella. Il blitz è partito alle prime luci dell’alba di oggi. Oltre 50 le persone finite in manette tra presunti boss e gregari dell’organizzazione camorristica già colpita a maggio da un’ altra ondata di arresti e sequestri.

Gli uomini della Squadra mobile della Questura di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale partenope su richiesta della locale Dda. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Per alcuni dei destinatari delle misure cautelari è stato disposto anche il sequestro di beni – tra cui immobili, veicoli, società e oltre 100 conti correnti bancari – per un valore di oltre 60 milioni di euro.

I Lo Russo operano nei quartieri alla periferia nord di Napoli al confine con Secondigliano, la loro vecchia roccaforte. Estorsioni, droga, ma anche scommesse clandestine tra gli affari illeciti del clan come si legge in questo articolo di Simone Di Meo:

Racconta il pentito Guglielmo Giuliano, con cui i Lo Russo sono stati alleati, in passato, proprio per la gestione del gioco d’azzardo: «Nel 1995 le estrazioni del lotto fecero uscire numeri non pescati da tantissimo tempo; le famiglie vennero sbancate e da lì fu abbandonata la strada dell’accordo unitario… Mio fratello Salvatore e poi io ci siamo occupati negli ultimi tempi di questo settore e a Forcella guadagnavamo non più di 30 milioni a settimana. Prima del crollo l’incasso era di 2 miliardi a settimana e il guadagno netto, pari a circa il 50 per cento, andava diviso in quota tra quattro famiglie (Giuliano, Lo Russo, Mariano e Mazzarella, ndr)… Il gioco è stato inventato negli anni Ottanta da Luigino (il fratello maggiore, Luigi Giuliano) e da Giuseppe Avagliano… l’accordo storico era con i clan di Secondigliano, con i quali si dividevano i proventi a metà… Ciascuna famiglia organizzava le cose da sola e non vi era divisione dei proventi, ma le quote legate alla singola partita, ossia le percentuali che un giocatore avrebbe vinto, erano unificate in tutto il territorio cittadino. A rendere omogenee le quote ci pensava Salvatore Lo Russo, che poi le inviava agli altri capiclan per l’approvazione. I guadagni del totocalcio sono stati anche maggiori dei 2 miliardi a settimana che rendeva il gioco del lotto. Noi di Forcella, avevamo una credibilità così elevata che a volte dovevamo dirottare gli scommettitori che si rivolgevano a noi verso altre zone di Napoli». Dichiarazioni confermate anche da un altro dei fratelli Giuliano, che aggiungerà: «L’occasione per riunificare le quote fu rappresentata dai Mondiali di calcio del ’90, anche se poteva accadere che l’accordo non veniva rispettato». Raffaele Giuliano, nel corso dei suoi interrogatori, accennerà pure all’esistenza di partite truccate, senza poter però essere in grado di offrire informazioni dettagliate sui meccanismi e sui personaggi coinvolti. (…).

Via | Napoli Today

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