Italrugby: O’Shea “Fitness e profondità le priorità”

Sul sito del Pro 14 il ct azzurro parla a 360° del rugby italiano e non solo.

Un lungo articolo in cui raccontare la propria filosofia e analizzare l’attuale momento del rugby italiano. A scriverlo è stato Conor O’Shea, ct azzurro alla vigilia con il primo raduno dell’Italrugby in vista dei test match di novembre. Che arrivano dopo il buon momento di Treviso e Zebre e che arrivano quando gli azzurri devono cercare conferme.

“Siamo concentrati sulle fondamenta. Costruire una squadra e un sistema richiede tempo. E’ un cammino di crescita e anche se qualcuno non resta fino alla fine, tutti possono avere un impatto e influenzare il tuo percorso” dice O’Shea, che racconta un aneddoto con Steve Hansen che spiega molto la filosofia del ct irlandese, ma che (ahimé) cozza con l’attitudine italiana a volere i risultati subito. “Prima del match di novembre con gli All Blacks Steve Hansen mi ha detto “Tutto ciò che fai riguarda ciò che è meglio per il futuro del paese. Questo fa la differenza”. Steve ha lasciato il Galles nel 2004 con più sconfitte che vittorie, ma fece esordire una mezza dozzina di giocatori che poi avrebbero avuto un ruolo importante nei Grand Slam degli anni a venire. Con questo non voglio dire che l’Italia vincerà questi trofei, ma solo dire che il successo non arriva dal giorno alla notte”.

Parlando dei risultati di Treviso e Zebre Conor O’Shea plaude al lavoro di Kieran Crowley e Michael Bradley, ma poi punta il dito contro chi di default sminuisce il valore del rugby italiano. “A volte è frustrante sentire sapientoni che parlano degli stereotipi del rugby italiano, ma speriamo che i recenti risultati convincano tutti a destare più attenzione a ciò che stiamo facendo” dice il ct azzurro. Che, poi, torna a parlare del suo mantra preferito, cioè il fitness.

“Dobbiamo darci delle priorità e il fitness è certamente la prima della lista […] Nello sport d’élite tutti si concentrano su miglioramenti di pochi punti percentuali, ma al momento noi possiamo fare grandi passi avanti per quanto riguarda fitness, solidità mentale e skillsets” le sue parole. Infine, la questione coperta corta, uno dei limiti storici dell’Italia. “Stiamo anche aumentando la profondità della squadra nazionale e la chiave perché ciò accada è fare in modo che avvenga alle franchigie, così i giocatori possono ruotare e riposare senza creare cali di prestazione. Vogliamo che i migliori giovani entrino in un sistema in cui franchigie e nazionale lavorano assieme. Bisogna creare un ambiente competitivo dove i giocatori siano costantemente testati al più alto livello” chiude O’Shea.