Sarah Scazzi, quando il delitto diventa business: aperte tre inchieste

Il caso Avetrana – il delitto di Sarah Scazzi, la confessione dello zio Michele Misseri, le accuse rivolte alla figlia Sabrina – si è trasformato, da quel 26 agosto scorso, in un vero e proprio business che ha visto coinvolti tutti, dal giornalisti agli avvocati, passando per redazioni televisive e protagonisti della vicenda.Gran parte dei


Il caso Avetrana – il delitto di Sarah Scazzi, la confessione dello zio Michele Misseri, le accuse rivolte alla figlia Sabrina – si è trasformato, da quel 26 agosto scorso, in un vero e proprio business che ha visto coinvolti tutti, dal giornalisti agli avvocati, passando per redazioni televisive e protagonisti della vicenda.

Gran parte dei programmi televisivi che si occupano di informazione e di infotainment hanno assiduamente coperto la vicenda, con interviste, approfondimenti ed esclusivi.

E in questa situazione di accanimento mediatico, c’è chi si è fatto pagare per essere intervistato, chi ha chiesto soldi per diffondere i diari di Sarah e chi ha fornito alla stampa i verbali e gli audio delle confessioni dei protagonisti.

Ora ci sono ben tre inchieste pararelle: l’Ordine degli avvocati dovrebbe sentire oggi i tre legali coinvolti della vicenda, per capire se ci siano state delle violazioni dei principi deontologici nella gestione di questo caso.

Il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, ha invece aperto un fascicolo per fuga di notizie e ricettazione di atti giudiziari, mentre il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, ha chiesto spiegazioni a Rai, Rti Mediaset, Sky e Telecom circa la diffusione dei verbali e dei file audio degli interrogatori.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, ci viene in aiuto un passaggio di Repubblica:

C’è il consulente che chiede ottomila euro per le fotografie del garage dell’orrore. L’avvocato che ne pretende qualche migliaio per essere ospite in televisione. C’è anche l’ex portavoce delle famiglie Scazzi e Misseri che racconta di cifre a quattro zeri pagate per avere interviste, diari e video in esclusiva.

Uno dei primi ad ammettere di aver ricevuto denaro in cambio di interviste è stato Daniele Galloppa, difensore di Michele Misseri, che in queste settimane ha collezionato numerose ospitate televisive:

Sì. mi sono fatto pagare per andare in televisione. Qual è il problema? Lo fanno tutti, non capisco perché non dovrei farlo anche io: alcune trasmissioni pagano, è vero, ma bisogna saperci fare. Io sono un professionista e quella in fin dei conti è una prestazione. Per stare in tv perdo ore di lavoro: se vengo chiamato come ospite esperto, posso essere pagato. Sono tranquillo. Anche Cosima e Sabrina sono state lautamente compensate.

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