Astensionismo, primo partito? Infantilismo politico o ultima carta?

Lo zoccolo duro, anzi durissimo, di chi a poche ore dal voto continua a dire di non sapere per chi votare non solo può condizionare il risultato elettorale ma dimostra l’inconsistenza e la non credibilità delle forze politiche in campo. Per Renato Mannheimer il 30 per cento degli italiani è tutt’ora incerto e questa incertezza

Lo zoccolo duro, anzi durissimo, di chi a poche ore dal voto continua a dire di non sapere per chi votare non solo può condizionare il risultato elettorale ma dimostra l’inconsistenza e la non credibilità delle forze politiche in campo. Per Renato Mannheimer il 30 per cento degli italiani è tutt’ora incerto e questa incertezza potrebbe protrarsi fino alla fine, tramutandosi nell’astensione: in tal caso, si tratterebbe del partito numericamente più consistente.

Non solo. La maggioranza di quel 30 per cento, più che incerta, ha già deciso di non andare a votare, come ultimo gesto di protesta contro questa politica e contro questi partiti. Non si tratta, ovviamente, di una posizione politica ideologica, sulla falsariga degli anarchici del tempo che fu, cioè contro il sistema democratico ecc.

Gli italiani sanno bene che votare è un diritto-dovere costituzionale, una grande conquista storica che ha portato libertà, democrazia e sviluppo. Ma in Italia la politica non è più credibile e chi vuole “delegittimarla” con il gesto pesantissimo del “non voto” intende farsi sentire in quello che ritiene essere oramai l’unico modo di espressione. Una posizione di infantilismo politico o una scelta civica ponderata con un proprio “valore” politico? Comunque, una scelta che va rispettata.

La battuta “Sei un qualunquista” o lo slogan “Vota x perché altrimenti vince y” non reggono più: solo rimasticatura ideologica degli ultimi fans di questo o quel partito, sostanzialmente per difendere interessi di parte. Certo, c’è anche chi crede nei valori e nei programmi dei partiti: purtroppo, vista la realtà, rischiano di essere solo degli inguaribili illusi.

Sì, bisogna tapparsi il naso e votare, ma chi non ce la fa, per scelta personale “politica, non è traditore della patria: suona un inequivocabile campanello d’allarme. Quel 30 per cento di astensionisti sommato ad una alta percentuale di voto anti sistema (di questo sistema partitocratico Made in Italy) gridano il più chiaro e sonoro “Adesso basta!”. Ma, si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.