Cavinato: “Il rugby italiano investa in progettualità”

L’ex coach delle Zebre riparte dalla C2 e sarà il director of rugby del Montebelluna 1977.

Ripartire dal basso, dal bassissimo. Dalla C2, dal Montebelluna 1977. Dopo due scudetti con Calvisano, dopo la panchina dell’Italia U20, delle Zebre e l’anno scorso del Petrarca Padova. Andrea Cavinato, dopo un biennio non certo facile e avaro di gioie riparte come director of rugby nella categoria più bassa. Ma sulle pagine del Gazzettino spiega che per lui non è una retrocessione. E parla anche di massimi sistemi ovali.

“Per me l’importante è che ci sia la volontà di costruire qualcosa, la cosa mi ha interessato. Molti magari credono che non sia normale per un club come Montebelluna avere Cavinato. Io la penso diversamente: per me è un onore e un piacere lavorare con gente che ama il rugby e vuole crescere. Ho avuto varie proposte, ma mi interessava soprattutto tornare a fare didattica, porre le basi perché poi la società possa andare avanti con le proprie gambe” dice Cavinato.

Porre le basi, progettualità, niente scorciatoie. Quelle che, per Cavinato, sono uno dei malanni più gravi del rugby italiano. “Molte realtà trovano uno sponsor e pensano di poter risolvere tutti i problemi solo ingaggiando un allenatore di nome, come potrei essere io. Poi dopo uno o due anni lo sponsor lascia e si torna indietro. Il rugby italiano deve investire innanzitutto in progettualità” sentenzia il tecnico trevigiano.

Serie C2, cioè il classico rugby “pane e salame”? No, per Cavinato quel rugby è passato e, soprattutto, deve passare. In fretta. “Bisogna finirla con il rugby pastasciutta Basta basare tutto sul terzo tempo, pensiamo di più al primo e al secondo tempo: si può fare rugby professionale, anche se non professionistico”. In un Paese, come l’Italia, dove il rugby professionistico fatica a essere professionale, però.