Mafia: arrestati 4 presunti boss a Palermo. I nomi

I carabinieri di Palermo e gli uomini della Dia hanno fermato 4 presunti boss mafiosi a capo dei clan di Resuttana, Tommaso Natale e Partanna Mondello. Sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione. L’indagine avrebbe svelato i nuovi vertici e l’assetto dei “mandamenti” nel capoluogo. A riscontro dei dati emersi dall’indagine anche le dichiarazioni di

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I carabinieri di Palermo e gli uomini della Dia hanno fermato 4 presunti boss mafiosi a capo dei clan di Resuttana, Tommaso Natale e Partanna Mondello. Sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione. L’indagine avrebbe svelato i nuovi vertici e l’assetto dei “mandamenti” nel capoluogo.

A riscontro dei dati emersi dall’indagine anche le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui Manuel Pasta, ex esattore della famiglia di San Lorenzo. L’uomo – secondo quanto riporta stamattina la Repubblica Palermo – avrebbe riferito ai magistrati che c’è un grande bidone nascosto da qualche parte a Palermo. “Forse, è ancora nel terreno di un dentista, nella zona del quartiere Zen”. “Dentro quel bidone ci sono le armi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo”.

A finire in manette nella notte sono stati Sandro Di Fiore, 33 anni, Gioacchino Intravaia, detto “Sifilitico”, 57 anni, Giovanni Sammarco, detto “Enzo”, 51 anni, e Domenico Giordano, 54 anni. Il Giornale di Sicilia informa che a svelare il nome di Giordano agli investigatori è stato il fratello Salvatore, arrestato nei mesi scorsi per associazione mafiosa e da febbraio collaboratore di giustizia.


Secondo gli inquirenti l’uomo, titolare di una pescheria nel quartiere Zen, avrebbe guidato la cosca di Partanna-Mondello occupandosi di gestire il racket del pizzo nella zona.

Le misure restrittive sono state firmate dai sostituti Marcello Viola, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia.

Manuel Pasta avrebbe poi spiegato che i nuovi presunti padrini di Resuttana avevano investito i soldi delle estorsioni in diverse attività e specie nel campo della ristorazione. Inoltre…

“Si facevano delle corse truccate. Tramite i fantini veniva deciso l’esito di una gara e poi si intascavano i proventi. Certo, a volte non era facile, perché non tutti i fantini erano compiacenti”. “L’ippodromo pagava 5.000 euro a Pasqua e a Natale. Versava un ragioniere (…) bassino e con il pizzetto. Dopo l’arresto di Maurizio Spataro, nel 2008, l’ippodromo non ha più pagato”.

Oltre ai riscontri forniti dai collaboratori di giustizia, gran parte dei commercianti vittime del pizzo ha ammesso le richieste degli estortori collaborando con gli investigatori.

Via | GdS

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