Zebre: i giocatori si allenano aspettando novità

Ieri i ragazzi di Parma hanno iniziato il raduno, mentre oggi c’è un importante Consiglio Federale. Ma le risposte di Gavazzi non hanno convinto.

Ricevuta la rassicurazione scritta che l’assicurazione è valida fino a fine agosto, ieri i ragazzi delle Zebre sono per la prima volta scesi in campo per un allenamento collettivo agli ordini di Michael Bradley. Un primo passo, importante, anche se dopo l’incontro dell’altro ieri con Gavazzi – qui trovate i dettagli – sono ancora tante le domande che attendono risposta.

Oggi, infatti, a Bologna si tiene il Consiglio Federale che dovrebbe, ma il condizionale resta d’obbligo, ratificare la creazione di una nuova società – la Zebre Rugby Club – che dovrebbe subentrare a quella che ha gestito gli ultimi due anni di Zebre. E qui, però, nascono i problemi. Perché la vecchia dirigenza non sembra intenzionata a farsi da parte, convinta di avere le carte giuridiche per contestare la decisione federale di revocarle la licenza del Pro 12. Lo scontro rischia di essere duro e di impantanare il passaggio di consegne.

A ciò si aggiunga, come abbiamo già detto l’altro giorno, che va capito quale budget la Fir darà alle Zebre e come pensa di coprire tutti i costi, se con un intervento del Coni (che sembra tentennare, secondo voci giunte a Rugby 1823) o puntando su soci privati, che però al momento non sono noti. Inoltre, secondo voci che rimbalzano da Parma (fonte Sportparma), la vecchia società avrebbe sulla testa la spada di Damocle di un’indagine esplorativa della Procura della Repubblica che vorrebbe vederci chiaro nella gestione degli ultimi due anni (smentita dalla società, ndr.).

Tornando all’incontro tra Gavazzi e i giocatori, oltre alle indiscrezioni raccolte da questo blog, a far capire che il faccia a faccia non sia stato dei più tranquilli né che abbia dato le risposte che ci si aspettava sono state le parole dello stesso presidente federale quando ha abbandonato il Lanfranchi. Come riportava ieri, infatti, la Gazzetta di Parma, Gavazzi ai giornalisti locali presenti avrebbe detto di essere “deluso, amareggiato e incazzato” per la presa di posizione dei giocatori, liquidando i colleghi presenti con un “chiedi a loro. Cosa hanno da recriminare con la nuova società? Niente”.

Insomma, i ragazzi – avute le garanzie sull’assicurazione – sono tornati ad allenarsi, a dimostrazione che quello di Parma non era uno sciopero ma uno stop dettato dalle inadempienze di chi – a dei professionisti – deve garantire un contratto e delle coperture assicurative. Per il resto, però, le domande senza risposta sono ancora tante e, forse, il Consiglio federale di oggi non potrà darle tutte. Soprattutto a una domanda, temo, non verrà mai data risposta: visto che i problemi delle Zebre private erano noti già dal novembre 2015 e che la situazione è precipitata più di un anno fa, prima di diventare ingestibile negli ultimi mesi, perché da parte della Federazione e di Alfredo Gavazzi si è lasciato incancrenire il tutto fino al punto di non ritorno in cui siamo finiti? A fare dietrologia, le risposte ci sarebbero.

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