Zebre: un fallimento annunciato, ma ora?

Ieri la Fir ha messo la parola fine alla franchigia privata a Parma, ma potrà restare federale a lungo?

Un’agonia lunga più di un anno e mezzo. E finalmente, ieri, la Fir ha messo fine alle sofferenze delle Zebre, almeno nella versione privata che abbiamo conosciuto dall’estate 2015. Un fallimento annunciato, anche se a lungo in molti – anche in Fir – hanno fatto finta di non vedere, anzi continuando a dire che tutto andava bene. Come il comandante del Titanic di De Gregori. E, il finale, è lo stesso.

Era, infatti, il novembre 2015 quando su queste pagine scrivevamo che in casa Zebre “i conti economici non fanno dormire tranquilli”. Da allora sono passati 19 mesi, durante i quali i problemi societari della franchigia bianconera sono andati sempre peggiorando, con la federazione che già nella stagione 2015/16 era dovuta intervenire economicamente per raddrizzare le cose e, poi, anche all’inizio di questa stagione ha dovuto far fronte all’incapacità della dirigenza delle Zebre di trovare sponsor e soldi per gestire una squadra professionistica.

In questi 19 mesi si sono alternati ben tre presidenti a capo delle Zebre, ma si è passati da un personaggio onesto ma di poco peso come Romanini al presidente tappabuchi Pagliarini e, alla fine, come avevamo pronosticato su queste pagine con la Falavigna, cioè non una rivoluzione, ma una cosetta. Durata, infatti, poco. Due anni, come scrivevamo ieri, dove la Fir e Gavazzi sono stati colpevolmente silenti e assenti. Portando la situazione a un punto di non ritorno.

Ma ora cosa succederà? “La nuova Società sarà interamente partecipata dalla Federazione” ha scritto ieri la Fir e, dunque, le Zebre saranno federali al 100%. Ma anche le casse della Fir, come ben sappiamo, non stanno vivendo un momento florido. Ed è difficile immaginare che a Parma si trovino quei tifosi che riempiono il Lanfranchi e quegli sponsor che riempino le casse del club, dopo che per due anni sia i primi sia i secondi hanno latitato. Come farà la Fir a portare avanti questo progetto senza cercare un’alternativa privata? Questa volta, magari, che non metta sul piatto a fatica 300mila euro e un’incapacità dirigenziale che affondava le radici già nelle tante esperienze passate sul territorio – dagli Aironi ai Crociati.

Quest’anno le Zebre giocheranno ancora a Parma, è assodato, ma poi? Le tante ipotesi lasciate filtrare da Alfredo Gavazzi hanno delle basi solide, o sono ipotesi campate per aria, senza fondamenta? Come si troveranno gli sponsor e i fondi per gestire una società che al momento può fare affidamento solo sui 4 milioni Fir? La Fir metterà più soldi? Difficile, perché non ce ne sono. Difficile, per non compromettere il rapporto con la Benetton Treviso. Quindi? Tante domande che non trovano risposta nel comunicato di ieri e che difficilmente troveranno risposta nel brevissimo termine.

Poi c’è ancora un punto. La rosa. Ieri la Fir ha voluto mettere i puntini sulle i e lo ha voluto fare in maniera perentoria, decisa. “Le speculazioni giornalistiche circa l’ingaggio da parte di Società estere di atleti con contratti in corso con Zebre Rugby, sono prive di qualunque fondamento” scrive la Fir, con chiaro riferimento all’imminente probabile passaggio di Edoardo Padovani al Tolone. Ecco, forse ostentare un po’ meno sicurezza sarebbe meglio, perché Rugby 1823 può con certezza affermare che i contatti tra l’estremo azzurro e il club francese ci sono stati e ci sono ancora, l’interessamento è reale. Molto reale. Priva di fondamento, ma lo scrivevamo l’altro giorno, è la famosa lettera che i giocatori avrebbero ricevuto dalle Zebre circa il fallimento della società, come invece riportavano i giornali francesi. Ma gli addii, invece, sono possibili. Anche con le Zebre federali.

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