Monreale: infiltrazioni mafiose nelle imprese edili, 4 arresti

I carabinieri di Monreale (Palermo) stanno eseguendo in queste ore 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal gip di Palermo nei confronti di altrettante persone accusate di intestazione fittizia di beni. L’inchiesta, partita due anni fa, ha svelato il potere di condizionamento delle attività economiche nel campo dell’edilizia da parte di Cosa Nostra.

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I carabinieri di Monreale (Palermo) stanno eseguendo in queste ore 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal gip di Palermo nei confronti di altrettante persone accusate di intestazione fittizia di beni.

L’inchiesta, partita due anni fa, ha svelato il potere di condizionamento delle attività economiche nel campo dell’edilizia da parte di Cosa Nostra. Gli arrestati, alcuni dei quali con precedenti per associazione mafiosa, secondo le accuse controllavano delle aziende nel settore delle costruzioni.

È in corso il sequestro di 5 imprese edili e del relativo patrimonio che ammonta a circa 5 milioni di euro. Ad aprile l’operazione “Doppio colpo” aveva svelato il business del calcestruzzo mafioso “impoverito” facendo scattare 14 arresti tra Caltanissetta e Bergamo.

Agli atti di quell’inchiesta anche le dichiarazioni dei pentiti, come si legge su Guida Sicilia che riporta le parole del gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona:

Tra i pentiti figura Carmelo Barbieri, detto “u prufissuri”, insegnante di educazione fisica di Resuttano, trasferitosi a Gela, e divenuto esponente di spicco di Cosa nostra, ritenuto vicino ai familiari del boss Giuseppe Madonia. Importante – secondo il gip – anche il contributo fornito dal collaboratore Pietro Riggio, anch’egli inserito nel clan Madonia, e degli altri due dichiaranti Librizzi e Ferrauto. “I dichiaranti – scrive Tona – riferiscono di modalità di conclusione e di esecuzione del contratto che integrano il reato di illecita concorrenza con metodologia mafiosa, visto che a tutti i ‘padroncini’ – i titolari di piccole imprese – veniva proposto di lavorare a condizioni economiche da loro non scelte ma imposte dall’esigenza di controllare il mercato e assicurare impropri guadagni alla cosca mafiosa. I dichiaranti hanno delineato un sistema di selezione dei padroncini che avrebbero lavorato con la Calcestruzzi in base a criteri di affidabilità non già fondati sulle regole concorrenziali, non sulla base delle qualità imprenditoriali delle controparti, non sulla qualità dei servizi da loro offerti, ma in relazione alla loro disponibilità di prestarsi alle operazioni di sovrafatturazioni che finanziavano poi la criminalità organizzata”.

Via | Live Sicilia

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