Mafia: Riina su strage di via d’Amelio e Servizi. Indagato 007

Non ci sarebbe solo la mafia dietro la strage di via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Niente di nuovo, ne abbiamo parlato anche noi diverse volte e in maniera approfondita, ma questa volta a dirlo è Totò Riina, per bocca del suo avvocato Luca

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Non ci sarebbe solo la mafia dietro la strage di via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Niente di nuovo, ne abbiamo parlato anche noi diverse volte e in maniera approfondita, ma questa volta a dirlo è Totò Riina, per bocca del suo avvocato Luca Cianferoni.

Il legale è stato sentito dai pm della Dda di Palermo, sostituto procuratore Lia Sava e aggiunto Antonio Ingroia, che in questi giorni stanno ascoltando testimoni nell’ambito dell’inchiesta sul bandito Salvatore Giuliano: secondo un esposto il cadavere seppellito non sarebbe il suo, ma di un’altra persona.

Cianferoni in un’intervista aveva infatti sostenuto che la sorte di Giuliano e quella di Borsellino potrebbero essere accomunate da una cosa: la mano dei servizi segreti. I magistrati gli hanno allora chiesto un chiarimento. Che Cianferoni, autorizzato dal suo cliente, avrebbe fornito, svelando quella che sarebbe l’idea di Riina in merito alla strage di via D’Amelio.

La stessa idea che aveva già espresso il figlio Giovanni, in un colloquio intercettato in carcere: “per Borsellino non siamo stati noi”.

Intanto – scrive la Repubblica Palermo – sarebbe indagato il braccio destro del misterioso “signor Franco”, lo 007 che secondo Massimo Ciancimino si sarebbe occupato della trattativa Stato-mafia. Si tratterebbe di un funzionario di polizia in forza al servizio segreto civile Aisi, ex Sisde, che sarebbe stato autista e collaboratore di “Franco”, e che ora sarebbe accusato di violenza privata aggravata dall’aver favorito Cosa nostra.

Il “capitano” oggi ha un nome. Dopo il riconoscimento fatto da Ciancimino in fotografia, gli investigatori della Dia hanno svolto diversi accertamenti. E sarebbero arrivati i primi riscontri. Così, è scattato un avviso di garanzia per un funzionario di polizia in forza al servizio segreto civile, l’Aisi. Si chiama Rosario Piraino, ha 53 anni. Adesso è accusato di essere stato l’autista e il collaboratore più stretto del misterioso signor Franco. Il provvedimento che gli è stato notificato porta la firma dei sostituti procuratori Nino Di Matteo e Paolo Guido nonché del procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Allo 007 viene contestato il reato di violenza privata, con l’aggravante di aver favorito l’organizzazione Cosa nostra.

(…) Piraino è uno degli agenti più stimati del centro Aisi di Palermo. Nel 1992 dirigeva l’agenzia di Caltanissetta dell’allora Sisde, che si occupò anche delle indagini sulle stragi di Capaci e via d’Amelio. Da qualche tempo, ormai, lo 007 non segue più le vicende di mafia. È diventato un esperto di eversione e controlla il sottobosco degli ultrà più violenti degli stadi siciliani.

Massimo Ciancimino non ha avuto alcun dubbio nel riconoscerlo. “Si presentò con il nome di capitano mentre ero agli arresti domiciliari – ha raccontato al processo che vede imputato il generale Mario Mori – chiese se mi ricordavo di lui con il signor Franco”. Era il 2006. “Disse: Non ti chiederanno niente i magistrati – così prosegue il racconto di Ciancimino – ma qualora lo faranno non è il caso che tu prenda argomento di carabinieri o di rapporti con Berlusconi. Tutte queste situazioni lasciale al di fuori del tuo processo”. Quel giorno del 2006 ci sarebbero stati degli uomini con la divisa da carabiniere a scortare il misterioso capitano durante la sua visita a casa Ciancimino, nel centro di Palermo.

Lo 007 si sarebbe materializzato anche l’anno scorso, nell’abitazione bolognese del super testimone della Procura. “Bussò bruscamente – ha raccontato Ciancimino – mi disse: La reputavo un po’ più intelligente, mi sembra invece che lei è una gran testa di cazzo. Se non si vuole preoccupare per la sua incolumità, è il caso che rifletta per l’incolumità di suo figlio”. (…).

Via | GdS

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