Camorra: due nuovi pentiti nel clan Gionta di Torre Annunziata

Spuntano due nuovi pentiti e il clan Gionta di Torre Annunziata (Napoli) trema. Si tratta – scrive Roma – di due pregiudicati, ex fedelissimi dell’organizzazione camorristica, che avrebbero deciso di passare dall’altra parte e collaborare con i magistrati della Dda. Alessandro Montella e Giuseppe Di Nocera, con le loro rivelazioni, avrebbero già aiutato gli inquirenti

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Spuntano due nuovi pentiti e il clan Gionta di Torre Annunziata (Napoli) trema. Si tratta – scrive Roma – di due pregiudicati, ex fedelissimi dell’organizzazione camorristica, che avrebbero deciso di passare dall’altra parte e collaborare con i magistrati della Dda.

Alessandro Montella e Giuseppe Di Nocera, con le loro rivelazioni, avrebbero già aiutato gli inquirenti a fare chiarezza su diversi omicidi e agguati. Le loro accuse potrebbero essere depositate nel processo d’appello che vede alla sbarra i capi del clan Gionta accusati del duplice omicidio Genovese-De Angelis, avvenuto nel 2007 durante la faida con il clan Gallo.

Il clan guidato da Valentino Gionta è uno di quelli che finora ha subito meno di tutti gli altri il “fenomeno” pentiti. Quando nel ’95 due affiliati decisero di collaborare con i magistrati le rispettive mogli li lasciarono.”Credevo di avere accanto un uomo: mi ero sbagliata” griderà ai quattro venti una di loro.

Dopo il sanguinoso scontro Gionta-Gallo, i due gruppi – secondo quanto emerso dall’attività d’indagine – avrebbero siglato una specie di pax mafiosa, in nome degli affari, arrivando anche a imporre il cosidetto “doppio pizzo” ad esercenti e gestori di attività commerciali. Nel maggio scorso si era pentito il super narcos del clan. Il mese successivo si era scoperto che il boss Pasquale Gionta dal carcere aveva avuto vita facile nel comandare tutta la baracca e gestire al contempo il clan, quasi come se fosse libero e forse anche meglio.

Da Metropolis Web:

A raccontare la detenzione dorata del capolan di Palazzo Fienga è stato il collaboratore di giustizia Carmine Martusciello, 36 anni, originario dei quartieri spagnoli, testimone nel processo a Giovanni Pugliese alias “Giovanni ca’ barba”, accusato di essere un esponente del clan Falanga di Torre del Greco. Il pregiudicato, già condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore Giuseppe Falanga, ha ascoltato ieri mattina le accuse che gli hanno lanciato Martusciello e il pentito Michele Froncillo. Entrambi detenuti con Pugliese e Gionta nel carcere di S. Maria Capua Vetere nel 2003. In quella stanza del primo piano della struttura detentiva comandava Pasqualino Gionta, in carcere all’epoca per un’estorsione, e Pugliese e gli altri coinquilini furono tutti in seguito arruolati per un periodo nella cosca dei Gionta.

“Pugliese voleva andare via dal clan Falanga ha detto Froncillo in videoconferenza e per questo si era avvicinato a Pasquale Gionta, conosciuto in quella cella”. Un avvicinamento che secondo Froncillo avvenne successivamente alla scarcerazione di Gionta, proprio per l’insoddisfazione di Pugliese e per disaccordi interni tra il killer della cosca e i suoi capi. (…) Ma a raccontare particolari inediti su quella carcerazione dorata di Pugliese e di Gionta è stato Carmine Martusciello (il collaboratore ha in comune con il superboss Carmine Alfieri il nome di battesimo, ma anche l’abitudine ad attribuire un genere e un numero ai cognomi). La collaborazione con la giustizia di Martusciello arriva nel gennaio del 2008 dopo che era stato arruolato alcuni mesi nel clan Gionta come killer esperto. Il pentito napoletano racconta: “Ho conosciuto Pasquale Gionta prima a S. Maria Capua Vetere, in carcere, poi a Torre Annunziata. Eravamo detenuti nella stessa stanza la 15 del padiglione Volturno”.

Martusciello racconta che avendo picchiato un boss dei Casalesi durante la carcerazione, temendo per la sua vita, chiese di essere spostato nel padiglione dove era detenuto Gionta. “Pasquale dice il pentito non mi ha fatto mai mancare nulla era lui che ‘manteneva’ la stanza”. Pasquale Gionta avrebbe provveduto secondo il collaboratore a tutti i bisogni dei suoi coinquilini, tra questi c’erano Alfonso Agnello (chiòchiò), Giovanni Pugliese, un affi liato dei Gionta, ‘mazinga’ (Gennaro Ammendola, guardaspalle di Pasquale Gionta, ndr), Michele Froncillo. Una stanza privilegiata dove, oltre ad arrivare tutto quello che occorreva arrivava anche il superfl uo. “Michele Froncillo era un esperto con la droga che arrivava anche in carcere ha detto Martusciello nella stanza 15. Froncillo, soprannominato ‘o nditto, la faceva arrivare attraverso le guardie infedeli. Ma era per uso personale, a chi serviva. A volte l’andavano a prendere in infermeria”.

Per Pasquale Gionta a marzo è stato chiesto l’ergastolo come si legge su Julie News, mentre per altre 100 persone, tra capi, gregari, killer e narcos del clan dei valentini, sono state chieste condanne per oltre 500 anni di carcere nell’ambito del processo seguito all’operazione Alta marea del novembre 2008.

(…) invocato l’ergastolo per Pasquale Gionta, responsabile dell’omicidio di Natale Scarpa, l’uomo ucciso il 14 agosto del 2006 perché reo di aver schiaffeggiato Valentino Giunta Junior, omonimo nipote del comandante di Palazzo Fienga, in seguito al lancio di un uovo, nel periodo carnevalesco.Un episodio giuridicamente irrilevante che ha innescato, tuttavia, una vera e propria guerra di camorra tra le famiglie dei Gallo-Cavaliere da un lato e dei Gionta-Chierchia dall’altro con botte e risposte dai toni pesanti e con conseguenti momenti di vero e proprio panico cittadino.Un lungo e sofferto excursus criminale sfociato in un episodio di guerra civile: in soli tre giorni, quattro omicidi con a seguito tre tentati omicidi. Agguati incrociati, inseguimenti sui tetti, fughe strategiche, il tutto interrotto soltanto da una serie di arresti portati brillantemente a termine ed avvenuti al momento opportuno per scongiurare un inutile spargimento di sangue.

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