Camorra: 16 arresti clan Aprea a Napoli

Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba di oggi. Gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16 persone, ritenute boss e gregari del clan Aprea considerato egemone nel quartiere di Barra, alla periferia orientale di Napoli. Agli indagati, tra cui tre sorelle del presunto capoclan

di remar


Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba di oggi. Gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16 persone, ritenute boss e gregari del clan Aprea considerato egemone nel quartiere di Barra, alla periferia orientale di Napoli.

Agli indagati, tra cui tre sorelle del presunto capoclan Vincenzo Aprea, che avrebbero ruoli di spicco all’interno dell’organizzazione, sono contestati i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico e omicidio.

L’indagine che ha portato al blitz è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia napoletana. Ad agosto dello scorso anno venne arrestato il presunto reggente del clan.

L’organizzazione camorristica è stata impegnata negli scorsi anni in una faida con un gruppo separatosi dal clan. Nel 2005 venne arrestato a Napoli il boss Giovanni Aprea come si legge negli archivi di Repubblica:

Il pregiudicato non è stato trovato subito in occasione della prima perquisizione dell’appartamento, ma soltanto due ore dopo, sorpreso mentre si nascondeva all’interno di un’intercapedine ricavata tra le pareti della stanza da letto e quelle di un ripostiglio esterno all’abitazione. Su Aprea, detto ‘Giovanni Pont’ e Curtiell’, pende un ordine di esecuzione per una pena da scontare in carcere di 1 anno 9 mesi e 25 giorni, oltre ad una multa di 1887 euro (residuo pena per una condanna riportata per il delitto di associazione camorristica e violazione della legge sulle armi).

Il pregiudicato, già capo indiscusso del clan Aprea, operativo nel quartiere Barra, era latitante dall’inizio dell’anno. Dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel corso del 2003, aveva riassunto le redini dell’organizzazione dedita principalmente al traffico di stupefacenti ed alle estorsioni, e nella sua zona di influenza nel corso della primavera di quest’anno si erano registrate alcune frizioni scaturite nel tentato omicidio di Guarino Raffaele Guarino, (18 gennaio 2005) e nell’omicidio di Ciro Esposito (avvenuto il 19 marzo 2005).

A settembre di quest’anno un’informativa della polizia su una manifestazione religiosa a Barra aveva svelato scenari inquietanti. Da L’espresso:

Un patto tra clan siglato alla luce del giorno, nel pieno di una festa popolare. È quello che è successo a Barra, quartiere di Napoli, dove domenica scorsa si è celebrata la tradizionale Festa dei Gigli. Dal palchetto di uno degli obelischi di legno e cartapesta, ripetuti sono stati gli omaggi all’indirizzo di Arcangelo Abete, boss considerato uno dei fondatori del gruppo dei cosiddetti ”Scissionisti” di Scampia, protagonisti della famigerata faida che ha insanguinato le strade del capoluogo campano tra il 2004 e il 2005.

Al padrino, attualmente detenuto agli arresti domiciliari, la banda ha dedicato gran parte dello spettacolo: «Arcangelo chesta è pe te!» è stato più volte ripetuto dai microfoni, anche sulle note della colonna sonora del “Padrino” di Francis Ford Coppola. Ma il riferimento più esplicito è nella canzone “O’ Re”, un testo inquietante che invita apertamente a inchinarsi al boss e attraverso il quale vengono lanciati messaggi chiari e inequivocabili anche a chi non conosce la lingua napoletana: «chi ha sbagliato stà avvisato già: ‘na sentenza se l’adda aspettà».

Un refrain ripetuto fino a notte fonda, a suggellare un inedito patto d’acciaio tra clan della zona orientale della città e una delle più potenti cosche del narcotraffico con base operativa all’ombra della Vele nella cosiddetta 167 di Scampia.

Foto | Flickr

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