Antonino Lo Giudice: il nuovo pentito parla anche di politica

Quindi Antonino Lo Giudice, il presunto boss dell’omonima cosca di Santa Caterina, sta parlando anche dei rapporti che sarebbero intercorsi tra la ‘ndrangheta e alcuni settori della politica. Il 51enne è stato già sentito per due giorni, un interrogatorio fiume, dal procuratore di Reggio Calabria, Pignatone, e dall’aggiunto Prestipino. Anche sul fronte politica, fanno sapere

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Quindi Antonino Lo Giudice, il presunto boss dell’omonima cosca di Santa Caterina, sta parlando anche dei rapporti che sarebbero intercorsi tra la ‘ndrangheta e alcuni settori della politica. Il 51enne è stato già sentito per due giorni, un interrogatorio fiume, dal procuratore di Reggio Calabria, Pignatone, e dall’aggiunto Prestipino.

Anche sul fronte politica, fanno sapere fonti giudiziarie, Antonino Lo Giudice avrebbe parecchio da dire: la sua collaborazione è solo all’inizio. Se ne occuperanno i magistrati della Dda reggina. Per quel che riguarda le intimidazioni ai magistrati della Procura della Repubblica e della Procura generale di Reggio le indagini continueranno ad essere seguite dalla Dda di Catanzaro.

Le due procure lavoreranno comunque in sinergia. Partendo da un punto: la confessione di Lo Giudice sovvertirebbe quanto emerso in precedenza dall’inchiesta della Dda di Catanzaro secondo cui a organizzare gli attentati era stata la cosca Serraino. Si cercano insomma riscontri con l’indagine precedente e per le stesse dichiarazioni di Lo Giudice.

Il 30 settembre scorso vennero arrestati i 4 presunti organizzatori ed autori dell’attentato agli uffici giudiziari di via Cimino: Antonino Barbaro, Felice Lavena, Ivan Valentino Nava e Nicola Pitasi.

Diversi gli indizi a disposizione degli inquirenti tra cui lo scooter sequestrato ad uno degli arrestati, molto simile a quello utilizzato dai due attentatori e ripreso dalle telecamere a circuito chiuso della Procura. Da Zoom Sud:

Chi c’è dietro i “bombaroli” che, il 3 gennaio scorso, diedero vita a una strategia che fa ancora paura alla città? La cosca Serraino o quella dei Lo Giudice? Vi è per caso una commistione di manodopera che, con l’obiettivo di inseguire chissà quale disegno, ha deciso di lavorare collegialmente? Interrogativi, tanti, che emergono dopo le prime dichiarazioni del nuovo pentito, e che pentito, Antonino Lo Giudice. Il capo clan di Santa Caterina si è autoaccusato di tutto: ha ordinato lui le bombe, ha piazzato lui sulle “bretelle” del Calopinace” il bazooka “dedicato” a Giuseppe Pignatone dieci giorni fa.  E chi sa di quanto altro si è accusato.

Se le dichiarazioni dovessero trovare conferma (pare sia durata 48 ore la “cantata” di Lo Giudice, tempi da fare impallidire i pentiti storici della ‘ndrangheta come Lauro e Barreca. 48 ore ininterrotte di racconti di sangue e chissà quant’altro, davanti agli attentissimi Pignatone e Prestipino a Rebibbia) si aprirebbero nuovi scenari, radicalmente inediti, tanto da far vacillare le vecchie convinzioni degli inquirenti reggini che,  il 30 settembre scorso, con l’operazione “Epilogo” spiccarono quattro avvisi di garanzia contro affiliati dei Serraino. Ne era emerso un quadro inquietante che, nel chiacchiericcio dei giornali, aveva messo in mezzo perfino il trasferimento del Pm Neri da Reggio a Roma. 

Dalla Dda di Catanzaro ricordano ora che furono subito cauti: “queste correlazioni sono tutte da provare” spiegarono. Insomma se qualcuno a Reggio credeva (o fece finta di credere per esigenze investigative) di aver chiuso il cerchio sui bombaroli, nel capoluogo di regione dominava la prudenza.

Scrive Roberto Galullo su Guardie o ladri:

Una convinzione me la sono fatta e, come avete letto in questi mesi sul Sole-24 Ore e sul blog, la ribadisco ogni volta: la Procura di Reggio Calabria è a una svolta. O riesce a smascherare le collusioni della politica con la ‘ndrangheta oppure avranno ragione quanti ritengono che, ogni qual volta si arriva a un soffio dalla stanza dei bottoni, c’è qualcuno che, potendo o essendo costretto a farlo, fa un passo indietro. Gioco facile, per la ‘ndrangheta e per i servizi segreti deviati che qui sguazzano da sempre felici, soffiare sul fuoco e provare a indirizzare le scelte della magistratura.

Gioco facile anche per la massoneria (le cui deviazioni qui sono un tutt’uno con quella disgustosa matassa sopra descritta) pilotare la regia. Anche quello della massoneria deviata, sapete anche questo, è un mio pallino fisso e del resto le inchieste giudiziarie (da Agostino Cordova a Giginiello De Magistris che per averne toccato i fili sono saltati per aria come grilli) stanno lì a dimostrarlo. In alcuni recentissimi verbali nell’ambito del decreto di fermo di Domenico Praticò, Giovanni Ficara e Giovanni Zumbo, massoneria, servizi segreti deviati e politica si affacciano ancora una volta.

IL VERBALE DEL COLONNELLO GIARDINA

Si scopre così, leggendo il decreto di fermo, che l’ex comandante dei Ros di Reggio Calabria, il colonnello Valerio Giardina, fa mettere nero su bianco ai magistrati di Reggio, quanto segue a proposito della sua conoscenza con Zumbo: “Ho conosciuto Zumbo Giovanni quando ero comandante del Ros di Reggio Calabria; me lo presentò il Maresciallo Vacca nel ’04 e mi interessai a lui in quanto mi fu detto che lo stesso era intraneo ad un ambiente politico-massonico nell’ambito del quale potevano aprirsi interessi investigativi; inoltre all’epoca Zumbo lavorava nella segreteria dell’onorevole Sarra, per noi soggetto di interesse investigativo; tuttavia l’incontro dal mio punto di vista non fu positivo perché Zumbo mi sembrò ignorare l’identità e le funzioni di soggetti posti in posizione strategica nell’ambito dei contesti criminali investigati, per cui dissi a Vacca di verificare per qualche tempo la possibilità di avere informazioni concrete, ma ciò non accadde mai perché di fatto lo Zumbo si limitò sempre a fornire notizie generiche; così dopo qualche tempo, poche settimane, dissi a Vacca di lasciare perdere Zumbo per la mancanza assoluta di risultati concreti…”.

Giardina dice tre cose sostanzialmente: 1) Zumbo era vicino ad ambienti dove politica e massoneria sono tutt’uno; 2) nel 2004 l’attuale sottosegretario alle Riforme e semplificazione amministrativa della Regione Calabria Alberto Sarra, da sempre vicinissimo al Governatore Giuseppe Scopelliti, era soggetto di interesse investigativo; 3) Zumbo era un pallone gonfiato da sgonfiare.

Specifichiamo subito che Sarra non è assolutamente indagato né in questa inchiesta né nell’inchiesta Reale di cui parlerò ora. Lo stesso discorso vale per Ioppolo.

Specifichiamo inoltre che dichiarazioni e verbali servono ai magistrati soprattutto (ma non solo) per capire il mondo nel quale si muoveva Giovanni Zumbo, commercialista, uomo “esterno” per sua stessa ammissione ai servizi e centro vitale delle inchiesta della Dda di Reggio Calabria. (…).

Sul pentimento di Lo Giudice il procuratore Pignatone era tornato domenica. Intervistato a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio ha detto:

“Il pentimento del boss Antonino Lo Giudice, la cui collaborazione con la giustizia si é aggiunta a quella di altri esponenti di spicco della ‘ndrangheta, e’ un segnale importante. Lo Giudice è il pentito più importante degli ultimi anni e la sua collaborazione segna un momento significativo per la conoscenza di un’organizzazione criminale in cui il pentitismo per anni, al contrario di Cosa nostra, non é esistito. I pentiti, insieme ad una nuova coscienza da parte della società civile calabrese che si è manifestata negli ultimi tempi, possono segnare una svolta importante nella lotta contro la criminalità organizzata calabrese” (…).

Pignatone ha poi sottolineato “l’estrema pervasività” e…

“la capacità di infiltrazione della ‘ndrangheta a livello politico. Controlla migliaia di voti e non e’ di destra, né di sinistra perché le interessa soltanto il potere. Nessuno ha in mano la bacchetta magica per farla sparire. Bisogna contrastarla con un’azione efficace da parte dello Stato e occorre, soprattutto, che ognuno faccia la sua parte. E questo vale anche per l’informazione perché è necessario e importante che la Calabria esca dal cono d’ombra informativo in cui si trova attualmente”.

Via | Reggio TV

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