Enna, “faida del calcestruzzo”: 5 arresti per omicidio Mililli nell’operazione Crimen Silentii

Dopo 12 anni gli investigatori hanno fatto luce su un caso di lupara bianca verificatosi nel 1998 ad Aidone, nell’Ennese. Cinque le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip del Tribunale di Catania, Grazia Anna Caserta, su richiesta del procuratore capo Vincenzo D’Agata e del Pm Fabio Scavon. L’operazione è stata denominata Crimen Silentii.Destinatari dei

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Dopo 12 anni gli investigatori hanno fatto luce su un caso di lupara bianca verificatosi nel 1998 ad Aidone, nell’Ennese. Cinque le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip del Tribunale di Catania, Grazia Anna Caserta, su richiesta del procuratore capo Vincenzo D’Agata e del Pm Fabio Scavon. L’operazione è stata denominata Crimen Silentii.

Destinatari dei povvedimenti sono i pregiudicati Gesualdo La Rocca, 49 anni, di San Michele di Ganzaria (Catania); Salvatore Siciliano, 46 anni, e Francesco Ghianda, 50 anni, entrambi di Mazzarino (Caltanissetta); Massimo Carmelo Billizzi, 35 anni di Gela (Caltanissetta) e Sebastiano Montalto, 41 anni di Niscemi (Caltanissetta).

Quattro sono già detenuti per altri reati, Montalto era agli arresti domiciliari. Su Live Sicilia si legge che avrebbero agito con altri due complici, Fortunato Ferracane e Antonino Pitrolo, intanto diventati collaboratori di giustizia, e con il boss Davide Emmanuello, deceduto.

L’aver rilevato un impianto di produzione di calcestruzzo nella zona del Dittaino, a Enna, in aperta concorrenza con un altro affiliato dello stesso clan della zona, avrebbe fatto esplodere una faida dentro Cosa nostra nell’ennese, tra il ‘95 e il ‘98, e portato all’uccisione di Giuseppe Mililli, uno dei boss emergenti, il cui corpo fu cremato dagli assassini, in un fusto pieno di gasolio, per occultare l’omicidio.

Per uccidere Mililli, Cosa Nostra di Enna avrebbe chiesto l’aiuto degli uomini d’onore di Gela e in particolare del clan Emmanuello. Tra il 1995 e il 1998 un gruppo di fiancheggiatori di Bernardo Provenzano e Giuseppe Piddu Madonia si era insediato nella valle del Dittaino e aveva rilevato un impianto di calcestruzzo in contrada Altarello Cuticchi.

Sempre secondo quanto documentato nel corso delle indagini il clan sarebbe poi entrato in contrasto con un altro gruppo criminale, di cui Giuseppe Mililli, che poteva contare sull’appoggio di personaggi di rilievo del Catanese, sarebbe stato un esponente di spicco. Scrive TRS98:

Mililli era considerato l’esattore del clan, riscuoteva il pizzo e si occupava degli affari illeciti della famiglia, pronto pero’ a essere utilizzato in azioni sanguinarie da portare a termine anche presso altre province siciliane. A sua volta, Mililli faceva capo a Giovanni Mattiolo, rappresentante provinciale di Cosa nostra di Enna. Il delitto sarebbe stato commissionato da Gesualdo La Rocca mentre gli esecutori materiali sarebbero stati Sebastiano Montalto, Massimo Billizzi, Salvatore Siciliano, l’ex boss di Cosa nostra di Gela Daniele Emmanuello (ucciso anni fa in un conflitto a fuoco con la polizia nelle campagne di Enna), Francesco Ghianda, Fortunato Ferracane e Antonino Pitrolo.

All’agguato teso a Mililli avrebbe partecipato anche lo stesso La Rocca. Per far luce sul caso di lupara bianca, gli inquirenti si sono avvalsi della collaborazione del niscemese Antonino Pitrolo, pentitosi dopo il suo arresto nell’operazione “Imago Mortis”. Avrebbero collaborato con gli inquirenti anche il gelese Fortunato Ferracane, gia’ condannato per l’omicidio del reggente di Cosa nostra Maurizio Morreale, Rosario Trubia, Crocifisso Smorta, i fratelli Angelo e Sebastiano Mascali.

Via | Live Sicilia

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