Processo Hiram: le richieste di condanna, 40 anni per 5 imputati

Dopo le requisitoria arrivano le richieste di condanna per i cinque imputati al processo Hiram di cui abbiamo parlato pochi giorni fa. Le accuse sono ormai note a chi segue la vicenda, anche tramite noi: un corposo sistema criminale che vede ambienti massonici e mafiosi cooperare per “aggiustare” o congelare carte processuali in Corte di

di fabio



Dopo le requisitoria arrivano le richieste di condanna per i cinque imputati al processo Hiram di cui abbiamo parlato pochi giorni fa. Le accuse sono ormai note a chi segue la vicenda, anche tramite noi: un corposo sistema criminale che vede ambienti massonici e mafiosi cooperare per “aggiustare” o congelare carte processuali in Corte di Cassazione in favore di boss di Cosa Nostra.

Dopo gli arresti del 17 giugno 2008 a seguito di 4 anni di indagini ora si sta giungendo alla fase conclusiva – per modo di dire – con le richieste di condanna dei pm Fernando Asaro e Paolo Guido al Tribunale di Palermo, qui sotto nel dettaglio di agenzia :

per l’imprenditore Michele Accomando i pm hanno richiesto alla terza sezione del Tribunale la condanna a 6 anni, per l’altro imprenditore Nicolò Sorrentino 7 anni, per il ginecologo Renato De Gregorio 4 anni. La pena più alta è stata invocata per Calogero Licata, per cui sono stati richiesti 12 anni, mentre per l’impiegato della Cassazione, Guido Peparaio, i pm hanno escluso l’aggravante mafiosa e hanno chiesto 7 anni e 6 mesi.

Le richieste di condanna arrivano per vari capi d’imputazione: concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo ai sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. Senza dimenticare il ruolo centrale svolto da Rodolfo Grancini, già condannato a 6 anni e 6 mesi con rito abbreviato, avvocato che avrebbe fatto da collante all’intero sistema criminale grazie ai suoi collegamenti in ambienti politici ed ecclesiastici romani. Nonché presidente di uno dei Circoli del Buon Governo di Marcello Dell’Utri, anch’egli coinvolto nell’indagine come testimone, ma avvalsosi della “facoltà di non rispondere perché indagato di reato connesso”.

Stando a quanto scritto dai giudici nelle motivazioni della condanna a Grancini, quest’ultimo:

aiutava i mafiosi a far rinviare i processi in Cassazione per determinare scarcerazioni e la prescrizione dei reati» […] Aveva creato un canale riservato che consentiva, in modo stabile, non solo di apprendere notizie in ordine allo stato dei procedimenti, ma anche proficuamente di attivarsi per procrastinarne la definizione e dunque gli effetti delle decisioni rese dalla Cassazione, non poteva che determinare un indubbio e stabile vantaggio per l’associazione mafiosa

Questo canale che “aiutava i mafiosi a far rinviare i processi in Cassazione” percorreva una lunga strada, partendo da Castelvetrano su ordine del boss Matteo Messina Denaro per arrivare ad Orvieto, in Umbria, avvantaggiando la cosca di Mazara del Vallo gestita dagli Agate. All’interno dell’inchiesta fu coinvolto direttamente anche un sacerdote gesuita, Padre Ferruccio Romanin, di cui parlammo anche qua finito ora in Australia (sic) ed impiegato per scrivere imploranti lettere di perdono dirette ai giudici in favore di alcuni mafiosi.

Nelle prossime settimane seguiremo gli sviluppi del processo e vedremo se i giudici confermeranno le richieste di condanna per tutti gli imputati.

Via | Antimafiaduemila

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