Italrugby: O’Shea “Manca professionalità, ma punto sui giovani”

Sulla Gazzetta dello Sport lunga e interessante intervista al ct azzurro. Ecco i punti più importanti.

Quattro mesi in Italia, quattro mesi per capire che il potenziale c’è, ma bisogna lavorare. Conor O’Shea affida alla Gazzetta dello Sport il suo pensiero e in una lunga intervista rilasciata ad Andrea Buongiovanni racconta sensazioni e speranze.

“Il potenziale è superiore a quel che pensavo. L’ho constatato nella tournée nelle Americhe di giugno e incontrando le società in queste settimane. Certo il lavoro da fare è enorme – le parole di O’Shea, che poi parla proprio di questo lavoro da fare –. A una generale mancanza di professionalità. Con l’attuale situazione è impossibile essere al top”.

Un lavoro lungo e difficile, con O’Shea che non vuole fare proclami. “Roma non fu costruita in un giorno: parlando di Nazionale, non dirò che conquisteremo il Sei Nazioni o la Coppa del Mondo. Ribadisco però che punto a far diventare questa squadra la migliore della storia azzurra” le parole dell’irlandese.

Parlando di giocatori O’Shea anticipa che per il primo raduno Zanni (ancora infortunato) verrà sostituito da Steyn, ma soprattutto chiarisce chi sono i giocatori che diventeranno centrali nel suo progetto. “Con McLean primo centro, voglio vedere Palazzani estremo, con un talento come Canna e un uomo d’ordine come Allan, il problema apertura è finalmente risolto, a n. 9 punto su Violi e su un Bronzini che a Treviso ha ben sfruttato gli acciacchi di Gori, Favaro è una forza della natura” dice O’Shea, evidenziando così una forte attenzione per la mediana, che sarà giovane e di talento.

Infine, torna il tema della collaborazione tra staff azzurro, franchigie e club d’Eccellenza. “Col mio staff, al quale presto, almeno per l’autunno, si aggiungerà Brendan Venter, iridato con gli Springboks 1995 e amico che darà una mano per la difesa, lavoriamo a contatto con quelli delle franchigie – dice O’Shea –. Collaboriamo e poiché, come ho chiarito, mi sta molto a cuore la tenuta fisica dei giocatori, poniamo l’accento sulla preparazione. Basta che due o tre non siano all’altezza e tutta la squadra ne risente. Non vorrò azioni da dieci fasi se poi dobbiamo morire, pretenderò solo aggressività”.