‘Ndrangheta: 11 arresti clan Forastefano nel Cosentino

Sono undici le persone finite in manette alle prime luci dell’alba di oggi in un’operazione anti ‘ndrangheta condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza. Per tutti l’accusa è di essere affiliati alla cosca Forastefano, considerata egemone nel territorio dell’alto Ionio cosentino dopo la faida che, tra il 2002 e il 2003, l’ha vista contrapposta

di remar


Sono undici le persone finite in manette alle prime luci dell’alba di oggi in un’operazione anti ‘ndrangheta condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza. Per tutti l’accusa è di essere affiliati alla cosca Forastefano, considerata egemone nel territorio dell’alto Ionio cosentino dopo la faida che, tra il 2002 e il 2003, l’ha vista contrapposta al clan Abbruzzese di Lauropoli.

L’operazione, coordinata dal pm della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto, ha portato all’identificazione dei presunti responsabili degli omicidi di Nicola Bruzzese, Antonio Bevilacqua e dell’operaio incensurato Fazio Cirolla (che secondo le indagini è morto per un errore, uno scambio di persona), uccisi, rispettivamente, l’8 giugno del 2003, il 28 febraio del 2004 ed il 27 luglio del 2009.

Le misure cautelari sono state disposte dalla Procura antimafia di Catanzaro. Vincenzo Forastefano, ritenuto il boss della cosca, venne arrestato a settembre 2008. L’anno prima il clan di Cassano Ionio era stato duramente colpito duramente dall’operazione Omnia. Le indagini ne svelarono il peso assunto nell’intera sibaritide.


Scriveva allora Lauropoli.it:

La cosca Forastefano, arrivata a dominare il territorio dopo un sanguinoso scontro con gli Abbruzzese, conosciuti come il clan degli zingari, non tralasciava alcuno degli affari illeciti svolgendo un condizionamento pervasivo su tutte le attivita’ economiche e una pressante attivita’ estorsiva. Intimidazioni e danneggiamenti nei confronti di imprenditori commerciali, agricoli e del terziario, nonche’ di appaltatori di opere pubbliche erano all’ordine del giorno.

(…) Anche la gestione del traffico di droga, soprattutto cocaina, era appannaggio degli affiliati che si rifornivano dalla criminalita’ campana o da un’organizzazione albanese attiva nella sibaritide.Ingenti anche i proventi di un vasto giro usuraio, cosi’ come quelli frutto delle truffe ai danni dell’ Inps portate a termine anche grazie ad un’ altra attivita’ illecite: il favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina e la successiva gestione degli extracomunitari nel lavoro nero.

Clan Forastefano al potere dopo lo scontro con gli Abruzzese. La cosca Forastefano, colpita duramente stamani dai carabinieri con l’ arresto di decine di affiliati, e’ riuscita ad arrivare ad imporre la propria egemonia criminale sull’ area di Cassano allo Ionio, dopo una vera e propria guerra di mafia con un altro gruppo criminale emergente facente capo agli Abbruzzese, il cosiddetto clan degli zingari di Lauropoli.

Entrambi i clan hanno approfittato del progressivo depotenziamento delle cosche tradizionali dovuto ai tanti arresti eseguiti dalle forze dell’ ordine. Cio’, e’ l’ analisi fatta dagli investigatori, consente agli zingari di fare un salto di qualita’ organizzandosi attorno al nucleo familiare degli Abbruzzese e finendo per costituire il locale di Cassano. ”L’ascesa degli Abbruzzese – scrivono gli investigatori – e’ determinata da una politica stragista che prevede l’ eliminazione fisica di coloro che erano rimasti fedeli alle cosche tradizionali”.

Dal 1999 in poi gli omicidi si susseguono. A segnare un duro colpo per la cosca degli zingari e’ l’ operazione ”Lauro” e gia’ alla fine del 2003 si registra il sopravvento della cosca Forastefano, considerata dagli investigatori un’organizzazione ”con accentuati connotati familistici, sebbene registri un considerevole numero di associati”.

Di recente la ex compagna di Vincenzo Forastefano ha iniziato a collaborare con i magistrati (ne parlavamo qui) così come altri due ex affiliati al clan:

tra le novità con cui è ripreso, dopo la pausa estiva, il processo Omnia 2, c’anche la nuova collaborazione da parte dell’imputato Salvatore Lione, che verrà ascoltato nella prossima udienza, indicato dalla stessa Bariova come “braccio destro”di Vincenzo e reggente del clan durante la latitanza dei due fratelli Forastefano.

E le parole della nuova collaboratrice di giustizia non hanno deluso le aspettative: ha parlato, con precisione e un buon italiano, del ruolo del compagno Enzo Forastefano all’interno del clan di Doria, retto insieme al fratello Antonio. Ma tra le novità con cui è ripreso, dopo la pausa estiva, il processo Omnia 2, c’anche la nuova collaborazione da parte dell’imputato Salvatore Lione, che verrà ascoltato nella prossima udienza, indicato dalla stessa Bariova come “braccio destro”di Vincenzo e reggente del clan durante la latitanza dei due fratelli Forastefano.

Rispondendo alle domande del pm Vincenzo Luberto, Lucia Bariova ha parlato della profittevole attività di usura che la famiglia Forastefano metteva in atto con tassi del 120 % annuo: e cita un “investimento” usuraio fatto da Vincenzo Atene e la moglie Paola Forastefano che a fronte di 10.000 euro di capitale prestatoottenevano dalla vittima 1.000 euro «puliti, puliti»al mese di soli interessi.

Ma la ex donna del boss ha raccontato anche dell’esistenza di un informatore che avvertiva il clan alla vigilia di operazioni di polizia; cosa che avrebbe consentito al compagno di sfuggire sempre alla cattura, anche nel suo lungo periodo di latitanza (dal 10 luglio 2007, data dell’operazione Omnia 1, e il6 settembre2008 quando è stato effettivamente arrestato) passato tra alcune case messe a disposizioni dai sodali del clan e l’abitazione di famiglia dove era stato ricavato un nascondiglio sotterraneo.

Via | Nta Calabria
Foto | Flickr

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