Italrugby: O’Shea, scelte difficili e linea giovane

Alcune sorprese, un paio di assenze e una rosa molto ‘giovane’ quella scelta per i Test Match di novembre.

“In alcuni ruoli la competizione interna è stata molto serrata” ha detto Conor O’Shea ieri a margine dell’annuncio dei convocati dell’Italia per i test match di novembre. E questa, già di per sé, è una buona notizia, perché significa che in alcuni ruoli la coperta è lunga. In altri, ahimé, un po’ meno. Ma vediamo, con calma, come leggere le convocazioni del ct azzurro.

In prima linea i nomi sono quelli già visti quest’estate. Una prima linea molto giovane, con i soli Cittadini e Ghiraldini a essere in doppia cifra come caps, mentre vengono confermati sia l’esordiente Simone Ferrari (ottimo il suo inizio di stagione a Treviso, ndr.) sia Sami Panico, che quest’anno è ancora a Calvisano, cioè in Eccellenza. Bene o male i giocatori più utilizzati in questo avvio di stagione celtico, con forse il solo Fabiani che avrebbe potuto trovare posto ci fossero stati tre tallonatori in rosa.

Anche in seconda linea poche novità, e qui sappiamo che la coperta non è lunghissima. Anche qui chiamati i giocatori più presenti a inizio stagione, con l’unica eccezione del rientrante Josh Furno, che però ha dalla sua la duttilità di utilizzo. In terza linea poche sorprese, anche se pochi si aspettavano la convocazione di Alessandro Zanni, attualmente out per infortunio, ma cui O’Shea non intende rinunciare visto che sta tornando a disposizione della Benetton Treviso. Qui la coperta è lunga e la famosa competizione interna di cui ha parlato O’Shea è costata il posto a diversi papabili, da Lazzaroni a Barbini, passando per Jacopo Sarto.

In mediana, invece, Conor O’Shea punta sui tre nomi già visti quest’estate, cioè Edoardo Gori a 9, con Carlo Canna e Tommaso Allan in ballottaggio all’apertura, mentre ad affiancare il giocatore toscano ci sono l’esordiente Bronzini e Marcello Violi, appena rientrato nelle Zebre. Bronzini ha sin qui sfruttato – seppur senza eccellere – le occasioni avute con la Benetton, mentre il giovane nocetano ha subito fatto la differenza nello spezzone di match giocato sabato, convincendo O’Shea a puntare subito su di lui nonostante il lungo infortunio. Ne fa le spese Palazzani che resta fuori.

Tra i trequarti i nomi più interessanti sono sicuramente quello di Andrea Buondonno, che viene preferito al più esperto Giambattista Venditti, e quello di Edoardo Padovani. Il quale, appunto, è inserito nella linea arretrata e non all’apertura. Una scelta figlia di quella convergenza tra franchigie e nazionali di cui tanto si è parlato e della collaborazione tra Conor O’Shea e Gianluca Guidi, con il giovane giocatore che in questo avvio di stagione è stato volutamente schierato a 15 in prospettiva anche azzurra. Una scelta cui fa le spese, rispetto a giugno, David Odiete, fuori dal gruppo.

A restare fuori ci sono poi gli infortunati di vecchio corso – e in particolare pensiamo a Luca Morisi -, quei giocatori messi (per noi inspiegabilmente) ai margini del progetto celtico – e in particolare ci riferiamo a Simone Ragusi – e, come detto, quei giocatori che ricoprono ruoli dove la coperta è abbastanza lunga e dove Conor O’Shea è stato obbligato a scelte più dolorose che altrove.

Quel che si nota, infine, è che su 30 nomi ben 13 non raggiungono la doppia cifra come caps, mentre solo 10 su 30 superano la soglia psicologica dei 50 caps, con molti giocatori nati negli anni ’90, cioè molti under 25. Un’Italia, insomma, giovane e che, soprattutto in alcuni ruoli (prima linea e mediana in particolare), ha uno spettro di scelta non certo ‘esperto’. Un rischio, ma anche la volontà di dare credito a ragazzi che stanno emergendo e che devono venir messi alla prova contro armate come gli All Blacks o il Sud Africa.

Foto – Stefano Delfrate