Rugby mondiale: Eleggibilità, finalmente si cambia?

La World Rugby pronta a rivedere la regola che permette troppo facilmente di equiparare giocatori stranieri.

36 mesi di residenza e puoi vestire la maglia della nazionale del Paese che ti ospita. Oggi le regole della World Rugby, in particolare la regola 8.1c, rendono l’equiparazione di giocatori formalmente stranieri molto facile. Così l’Italia ha avuto modo di convocare diversi sudafricani nel recente passato (da Tobie Botes a Dries Van Schalkwyk e Quintin Geldenhuys), ma anche le altre big, sia europee sia dell’Emisfero Sud, hanno fatto man bassa di giocatori, trasformando il rugby internazionale in un rugbymercato sempre aperto.

Un andazzo che non piace molto ai tifosi, ai puristi e, da oggi, anche alla World Rugby. Durante l’assemblea plenaria svoltasi a Buenos Aires, infatti, la questione dell’eleggibilità è stata uno dei punti primari all’ordine del giorno. “La Commissione Esecutiva ha istituito con effetto immediato un gruppo di lavoro che dovrà rivedere la regola nella sua totalità” si legge nel comunicato della World Rugby pubblicato nei giorni scorsi.

Una posizione che, però, a molte federazioni non piace. Soprattutto a quelle più grosse, quelle che da anni ‘saccheggiano’ le nazioni minori alla ricerca di talenti. Non solo l’Italia (che, detto inter nos, spesso si è presa delle belle sole, ndr.), ma anche gli All Blacks, l’Australia, ma anche la Francia, la Scozia o l’Inghilterra hanno pescato soprattutto tra Tonga, Fiji e Samoa. Lo scontro sarà duro, ma con il nuovo Consiglio allargato alle nazioni minori come Romania, Georgia e un rappresentante dei pacifici, la linea della World Rugby potrebbe passare. Finalmente.