Caos rugby: Gavazzi, i guai e quella scelta cambiata all’ultimo

Gli ultimi scandali che hanno coinvolto la Fir gettano un’altra luce sulla scelta della data delle elezioni.

Era l’ottobre 2015 e sulle pagine del Gazzettino Alfredo Gavazzi dichiarava “Penso di proporre al consiglio di indire il voto a novembre-dicembre 2016, non a settembre come avvenuto nel 2012“. Il 4 agosto di quest’anno, invece, Gavazzi ha cambiato idea e ha deciso di votare a settembre, come nel 2012.

Una scelta che era stata letta come la volontà – legittima – di anticipare i tempi e non dare alle opposizioni il tempo di fare una campagna elettorale capillare. Colpa delle opposizioni, che avrebbero avuto quattro anni per lavorare e, invece, si sono ritrovati a correre all’ultimo. Ma, alla luce degli ultimi avvenimenti, forse la scelta federale era dettata da ben altri motivi. O, a voler evitare dietrologie, è stata una scelta molto, molto, fortunata.

Dopo il voto che ha visto Alfredo Gavazzi venir rieletto con poco meno del 55% dei voti, infatti, sul numero 1 del rugby italiano, sulla Fir e sul movimento si è abbattuto uno tsunami. Prima l’annuncio del bilancio consuntivo, con un rosso dichiarato il 15 settembre di poco più di un milione di euro e, invece, che si è mostrato come un buco di oltre 2 milioni. Con tanti dubbi lasciati sulla reale consistenza economica del rugby azzurro.

Poi, e la data del 30 settembre era ben nota quando venne scelta la data elettorale, c’era la scadenza entro la quale il Governo italiano doveva dare il suo appoggio formale – ed economico – alla candidatura italiana per ospitare i Mondiali. Uno dei piatti forti del menu elettorale di Alfredo Gavazzi. E l’appoggio non è arrivato, anche complice il “no” alle Olimpiadi della Giunta Raggi (anche questo era assai ipotizzabile il 4 agosto, ndr.) e l’Italia ha mostrato il suo bluff iridato.

Sempre il 30 settembre è arrivata la comunicazione ai diretti interessati (e cui è stato dato ampio risalto sia qui sia sulle altre testate nazionali) della chiusura dell’indagine preliminare sulla questione “Fondo di Solidarietà”, con la volontà da parte della Procura del Coni di deferire Alfredo Gavazzi e il vecchio consiglio federale. Accuse pesanti, che vanno dal danno patrimoniale al falso, passando per l’abuso d’ufficio. Una brutta botta, che dovrà venir ovviamente provata, ma che sicuramente getta una nuova ombra sull’ultimo quadriennio ovale.

Inoltre, l’11 ottobre inizierà il processo a carico di quattro ragazzi dell’Accademia federale di Mogliano, accusati di atti persecutori, stalking, percosse, estorsione, lesioni aggravate, rapina, violenza anche sessuale e minacce nei confronti di un compagno. Un’ombra, dunque, su quelle Accademie che sono il fiore all’occhiello della politica federale di Gavazzi.

A ciò si aggiunga pure la spada di Damocle delle Zebre, la cui situazione sia societaria sia economica è assai precaria e che, secondo i ben informati, rischia di esplodere come una bomba nelle prossime settimane e il quadro è completo. Arrivare in questa situazione alle elezioni federali a novembre o dicembre, come voleva inizialmente Gavazzi, sarebbe stato un suicidio politico. Anticipando i tempi, invece, il numero 1 del rugby ha evitato di mettere nel menu elettorale tutti i suoi flop.