Gioia Tauro, usura: 6 arresti nell’operazione Tentacolo

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato questa mattina sei persone, destinatarie di altrettante misure di custodia cautelare in carcere, ritenute responsabili in concorso dei reati di usura ed estorsione. L’operazione conclude l’indagine denominata Tentacolo, avviata nello scorso mese di settembre e diretta dalla Procura della Repubblica di Palmi, che ha documentato

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I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato questa mattina sei persone, destinatarie di altrettante misure di custodia cautelare in carcere, ritenute responsabili in concorso dei reati di usura ed estorsione.

L’operazione conclude l’indagine denominata Tentacolo, avviata nello scorso mese di settembre e diretta dalla Procura della Repubblica di Palmi, che ha documentato l’esistenza di un circuito usurario nella zona della piana di Gioia Tauro.

Gli usurai, sfruttando lo stato di difficoltà di alcuni imprenditori, avrebbero prestato denaro praticando tassi del 120% annuo. Secondo le indagini alcuni dei soggetti sottoposti a misura cautelare sarebbero contigui alla cosca di ‘ndrangheta dei Molé, operante nella piana di Gioia Tauro.

A dicembre dello scorso anno l’operazione Maestro aveva permesso di ricostruire i nuovi equilibri mafiosi e le strategie dei clan della piana. Dagli archivi del Quotidiano della Calabria:

In particolare sono emersi diversificati interessi della cosca Molè e la capacità di condizionare il tessuto sociale ed imprenditoriale dell’area, prima e dopo l’omicidio del reggente, Rocco Molè. L’eliminazione di quest’ultimo, avvenuta il 1° febbraio 2008, aveva incrinato l’equilibrio mafioso e la pacifica coesistenza con la cosca Piromalli, legata anche da vincoli familiari, scatenando uno scontro per il controllo delle attività economiche e produttive dell’area e determinando nuove alleanza mafiose.

L’attività ha infine consentito, la sera dell’11 giugno 2009, dopo l’individuazione di numerosi bunker sottorranei ricavati all’interno di abitazioni, l’arresto del ricercato Girolamo Molè , ricompreso nell’elenco dei latitanti più pericolosi e cugino dell’omonimo capo clan detenuto, che dal carcere continuava a dirigere la cosca, impartendo precise disposizioni agli affiliati sulla gestione degli affari e dei rapporti con gli altri sodalizi.

L’indagine documenta un’inedita operatività transnazionale della criminalità mafiosa e costituisce – secondo gli inquirenti – un’ulteriore conferma della presenza delle cosche della piana nel porto di Gioia Tauro, fondamentale per la gestione delle rotte dei traffici illeciti e per mantenere una posizione di forza nei rapporti con le altre consorterie criminali.

Via | Il Quotidiano della Calabria

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