Reggio Calabria, il pentito Villani: “Lo Giudice voleva sbarazzarsi del Supremo”

Nuovi dettagli sono emersi sui rapporti che sarebbero intercorsi tra Antonino Lo Giudice, il presunto boss dell’omonima cosca reggina arrestato tre giorni fa, e un capitano dei carabinieri fino all’anno scorso in servizio – secondo quanto riporta Reggio TV – nella città dello Stretto. Per gli inquirenti “è evidente come il rapporto tra Lo Giudice

Nuovi dettagli sono emersi sui rapporti che sarebbero intercorsi tra Antonino Lo Giudice, il presunto boss dell’omonima cosca reggina arrestato tre giorni fa, e un capitano dei carabinieri fino all’anno scorso in servizio – secondo quanto riporta Reggio TV – nella città dello Stretto.

Per gli inquirenti “è evidente come il rapporto tra Lo Giudice ed il capitano presentasse particolarità rispetto a quello tipico tra un Ufficiale di Procura ed un proprio confidente”.

Lo Giudice avrebbe fornito “soffiate” all’ufficiale, ottenendo da una parte una specie di salvacondotto giudiziario e dall’altra facendo finire in manette tutti gli “avversari” della cosca egemone al clan di Santa Caterina, mirando ad ampliare il proprio potere sull’intera città. Addirittura Lo Giudice, sempre secondo le dichiarazioni di uno dei neocollaboratori di giustizia, avrebbe tentato di sbarazzarsi del “Supremo”, Pasquale Condello.


L’idea sarebbe state quella di indicare il suo nascondiglio e farlo arrestare. A parlarne è ancora Reggio TV:

A fornire tutte queste informazioni è Consolato Villani, l’uomo, condannato a trent’anni di reclusione per l’omicidio dei due carabinieri, Fava e Garofalo, nel 1994. Ha deciso di collaborare con la giustizia il 27 settembre scorso; e, a dir la verità, ci si chiede perché abbia scelto di farlo ora. Villani è legato da grado di parentela con l’arrestato, Antonino Lo Giudice, essendo figlio di una cugina di primo grado. Tramite le dichiarazioni del pentito, si è avuto modo di capire come Nino Lo Giudice, capo indiscusso dell’omonimo clan, nel tempo, abbia progressivamente acquisito peso all’interno del più ampio panorama ‘ndranghetistico reggino. Tanto che, attorno al 2004, persino il noto boss Pasquale Condello, “il supremo”, poiché all’epoca latitante, avrebbe scelto Lo Giudice come suo rappresentante nei summit mafiosi.

Ciò sta a significare che Antonino Lo Giudice era una persona di fiducia di Pasquale Condello (nella foto, al momento dell’arresto) e che stava assumendo un ruolo sempre più di spicco. Ma il boss Condello non era a conoscenza di una cosa molto importante: e cioè che, a quanto dice il pentito Villani, il clan dei Lo Giudice volesse addirittura “sbarazzarsi” del Supremo spifferando agli inquirenti il suo nascondiglio. Il presunto capo del clan del rione Santa Caterina, aveva chiesto infatti allo stesso Villani di prendere informazioni su Pasquale Condello per poi riferirle al cosiddetto “maresciallo della Dia” e farlo arrestare. Ma Consolato Villani era contrario alla “vendita” del boss, preferendo l’assassinio all’arresto; tuttavia, ai Lo Giudice, il supremo serviva vivo e vegeto per ottenere l’impunità del clan. Alla fine non se ne fece nulla, ma il “Supremo” comunque venne arrestato, il 19 febbraio 2008.

Nelle dichiarazioni di Villani gli inquirenti starebbero trovando riscontri con quelle di un altro dei fratelli Lo Giudice, Maurizio, che dal ‘99 parla con i magistrati. Intanto il presunto capoclan è rimasto in silenzio davanti al Gip di Reggio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Colui che appena un paio di giorni fa è stato arrestato, aveva tutta l’intenzione di “vendicare” in qualche modo lo “sgarbo” nei suoi confronti attuato tramite l’arresto del fratello. (…) Le parole dei pentiti sostengono che con l’arresto di Luciano Lo Giudice, fratello di Nino (nella foto), il patto di “non belligeranza” tra la cosca ed “il maresciallo della Dia” venne meno, “ferendo” profondamente Antonino Lo Giudice. La “mancanza di rispetto” – a detta di Villani – pare abbia mandato su tutte le furie il capo clan che, preso dall’ira, pensa addirittura ad una nuova guerra di ‘ndrangheta. Come scatenarla? “Sequestriamo e uccidiamo la figlia di Giacomo Latella”.

Questa sarebbe stata la mossa di Antonino Lo Giudice per far scoppiare una nuova faida nel reggino; colpendo il clan di Croce Valanidi che estende la sua “giurisdizione” fino ad Arangea e Ravagnese, passando per San Gregorio, Saracinello e San Leo. (…) Villani si rifiutò, perché la ragazza pare fosse totalmente estranea ai fatti malavitosi del clan. Propose, dunque, di uccidere meglio qualche elemento attivo del clan, magari uno di spicco come Antonio o, ancora meglio, lo stesso Giacomo Latella, allora ricoverato presso una clinica a Cannitello. Antonino Lo Giudice pare si fosse convinto di quest’ultima strategia, ma a quel punto Consolato Villani si rifiutò di eseguire l’omicidio, rimandando al suo stesso capo Clan l’atto delittuoso. Nulla di tutto ciò, per fortuna, fu poi attuato.

Su Strilli si legge che il nome del capitano dei carabinieri, in servizio presso la DIA di Reggio Calabria, è venuto fuori nei documenti contabili sequestrati a Luciano Lo Giudice, il fratello di Nino arrestato il 20 ottobre 2009. Ascoltato dagli inquirenti l’ufficiale avrebbe dichiarato:

“conosco Lo Giudice Luciano, l’ho conosciuto come fonte confidenziale nell’ambito della mia attività […] ho cominciato a rivolgermi a Lo Giudice, del quale ben conoscevo l’inserimento nella cosca per informazioni da utilizzare nella mia attività […] le informazioni non si sono mai rivelate utili al conseguimento di risultati specifici”.

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