Affari italiani: bilancio e Zebre, i guai del candidato Gavazzi

A due settimane dalle elezioni federali sono diversi i dubbi sull’operato dell’attuale Federazione.

Si è entrati nello sprint finale delle elezioni federali e se l’attenzione e i toni sono ben più dimessi rispetto a quattro anni fa c’è grande interesse attorno a ciò che accadrà del futuro del rugby italiano. E sotto i riflettori, ovviamente, non può non essere il presidente uscente e candidato a succedere a se stesso, Alfredo Gavazzi. E tra i tanti problemi che attanagliano il rugby nostrano sono soprattutto due i temi caldi in queste ultime settimane.

In primo luogo c’è la questione bilancio. Non approvato dall’ultimo consiglio federale, infatti, il bilancio consuntivo, con un comunicato Fir che rimanda l’approvazione – si spera – entro la data delle elezioni. E se il governo italiano del rugby parla semplicemente di mancato numero legale dei presenti, da più parti si parla di un “niet” da parte della Corte dei Conti, cioè una questione ben più grave. Non solo, perché le opposizioni sono scese in campo anche contestando il bilancio preventivo, con voci in attivo che sollevano più di un dubbio.

E tra le voci dubbie ve ne è una particolarmente preoccupante. Parliamo del contributo straordinario a favore delle Zebre di 500mila euro, non deliberato dal Consiglio Federale (come ha sottolineato Marzio Innocenti in una lettera pubblica a Gavazzi, ndr.). Già, perché un altro punto su cui Alfredo Gavazzi e la Fir dovrebbero fare finalmente chiarezza è la situazione economica delle Zebre, cioè di quella presunta franchigia privata, che però appare non capace di sopravvivere senza la Fir (e con i dubbi sui bilanci federali anche questo ‘aiuto’ è a rischio).

L’affaire Manici, infatti, ha sollevato il coperchio su una situazione che qui si ribadisce da mesi, nonostante le smentite ufficiali e gli schiamazzi dei webeti di turno. Sì, perché tra stipendi pagati in ritardo, fornitori che aspettano il dovuto, uno sciopero minacciato dai giocatori e una situazione esplosiva (che solo la professionalità dei ragazzi ha evitato esplodesse del tutto), condita dalla difficoltà di reperire sponsor in casa Zebre si è tutto tranne che tranquilli. E anche nel cdA è pronto a esplodere un nuovo bubbone.

Insomma, a due settimane dalle elezioni federali più che gli aspetti sportivi (e tra nazionali – maggiori e juniores -, franchigie e club d’Eccellenza la situazione è tutt’altro che rosea) sono gli aspetti economici del rugby italiano a preoccupare. Bilanci – preventivi e consuntivi – di Fir e Zebre sono a posto? Il rugby italiano, o per lo meno quello gestito, direttamente e indirettamente, dalla Fir, è sano o è a rischio di un reboante crack?