Intervista: Cittadini, tra i 50 caps, i giovani e Bayonne

A Markham, dove l’Italia prepara la sfida con il Canada, abbiamo chiacchierato con Lorenzo Cittadini, uno dei veterani del gruppo.

E’ stato per anni l’eterno ragazzo del rugby italiano. Causa i due anni persi per infortunio, forse, Lorenzo Cittadini è sempre stato nell’immaginario il pilone del futuro, il dopo Castrogiovanni, il giovane. E, di colpo, eccolo che tocca quota 50 caps ed è diventato uno dei leader e dei ‘veci’ del gruppo azzurro. In questo tour si è visto come, assieme a Gori e – in parte minore – a Geldenhuys, abbia preso in mano la squadra, in campo ma anche fuori. Lo abbiamo intervistato.

Citta, 50 caps e non sentirli. Da giovane pilone a vecio del gruppo. Come vivi la vigilia di questo che comunque è un traguardo importante, anche se i caps sarebbero potuti essere di certo di più senza il brutto incidente?
Io sfruttavo voi giornalisti che parlavate del ‘giovane Cittadini’, ma in verità ero già vecchio quando lo scrivevate (ride,ndr.). Sono contento di aver raggiunto questo traguardo, era impensabile all’inizio. Figurati ero già felicissimo di avere avuto il primo, mai avrei pensato di arrivare a 50. Ora non ci penso, ma l’importante è festeggiarlo con una bella vittoria. Ho avuto la fortuna di vivere due epoche, una con la vecchia guardia e ora dove ci sono tanti giovani interessanti.

Cosa significa essere uno dei leader, dei veterani della squadra? Come vedi il rapporto con i tanti giovani che Conor ha portato in tour?
Io ho iniziato a giocare tardi a rugby, ho fatto tutto un po’ tardi, spero di finire tardi. Come pilone riesci a maturare più tardi, ma oggi vedo tanta profondità in prima linea, ci sono tanti giovani di talento anche qui in tour che sono già titolari nella franchigie. Qui è vero che sono il secondo più vecchio ed è giusto prendersi la responsabilità di dare l’esempio, di trascinare. Ma soprattutto credo che avendo vissuto un po’ più di esperienze puoi far capire che le piccole cose, la precisione possono fare la differenza. Avendo vissuto purtroppo anche tante occasioni perse sulla mia pelle, la sfida principale da spiegare è inculcarsi una mentalità vincente e i dettagli devono essere massimi sotto un punto di vista tecnico, tattico, fisico e atletico. E credo che, al di là di noi vecchi, l’arrivo di Conor sia arrivato al momento giusto proprio per dare questa mentalità, sta lavorando bene sull’attitudine sia in allenamento sia in partita.

Un nuovo tecnico, un nuovo staff, tanti giovani nuovi o con pochi caps. Che ambiente si respira in questo tour? Io ho visto un gruppo molto concentrato in allenamento, dove vi siete fatti un bel mazzo, ma che sa anche rilassarsi nei momenti liberi. Un clima sereno, insomma.
Come ti ho detto, Conor è bravo a lasciarci molti spazi liberi per la testa e per il fisico. Questo non vuol dire che non ci sia un lavoro da fare anche fuori dal campo e vedo tanti ragazzi, anche i giovanissimi, informarsi, andare al computer per studiare ancora. C’è una bella mentalità, abbiamo lavorato duro in allenamento – anche più che in partita – però c’è una mentalità anglosassone dove lasciano a te la responsabilità di gestire al meglio il tempo. Conor e Mike sono molto easy fuori dal campo.

Passiamo a te. L’altro ieri è stato annunciato il tuo passaggio dai Wasps al Bayonne. Come mai questa scelta e cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
Guarda, è giunta un po’ all’ultimo, inaspettata. Si è presentata un’opportunità ed è stata una delle decisioni più difficili della mia carriera, perché lasciare i Wasps in questo momento non è semplice, è una squadra in forte crescita, però forse per la mia carriera ho pensato fosse giusto prendere questa opportunità. Non sono più un ragazzino, come dicevamo prima, e penso sia l’ultima occasione per confrontarmi con il campionato francese e vivere una nuova esperienza sia a livello sportivo sia di vita. Passare da Londra a Bayonne è interessante, forse difficile, ma ogni cambiamento è un’opportunità ed è una bella nuova sfida. Volevo giocare in Francia e, forse, essendo andato via tardi dall’Italia ho dovuto stringere i tempi.

Foto – Rugby 1823