Omicidio Sergio Calore: l’ex terrorista nero ucciso nel suo casolare

Sergio Calore è stato trovato cadavere ieri pomeriggio nel suo casolare nella campagne di Guidonia, vicino Roma. L’ex terrorista nero, poi collaboratore di giustizia, sarebbe stato aggredito e ucciso a colpi di piccone. Il corpo presentava numerose ferite tra cui una profonda alla gola. A dare l’allarme la moglie, preoccupata dal mancato rientro del 58enne.

di remar

Sergio Calore è stato trovato cadavere ieri pomeriggio nel suo casolare nella campagne di Guidonia, vicino Roma. L’ex terrorista nero, poi collaboratore di giustizia, sarebbe stato aggredito e ucciso a colpi di piccone.

Il corpo presentava numerose ferite tra cui una profonda alla gola. A dare l’allarme la moglie, preoccupata dal mancato rientro del 58enne. Calore è stato uno dei primi, e tra i pochi, pentiti del terrorismo nero. Con le sue dichiarazioni, rese a partire dal 1984, ha contribuito a ricostruire diverse vicende dell’eversione di destra in Italia. Imputato per la strage di Bologna, accusò Franco Freda per Piazza Fontana. Coinvolto in attentati e omicidi legati anche a traffici di armi e spionaggio, l’ex di Ordine Nuovo venne arrestato nel corso delle indagini sull’omicidio di Antonio Aleandri ucciso il 17 dicembre del ’79 in piazza Dalmazia a Roma.

Fu un errore di persona. I “neri” volevano uccidere in realtà l’avvocato Giorgio Arcangeli, sospettato di aver indicato agli inquirenti il nascondiglio di Pierluigi Concutelli. Con Calore finirono in carcere Bruno Mariani, Antonio Proietti e Antonio D’Inzillo.

L’attacco venne poi rivendicato dai Nar, Nuclei armati rivoluzionari, il gruppo terroristico – poi capeggiato da Valerio Fioravanti – protagonista di primo piano negli anni ’80 dell’eversione di destra a Roma.

Calore per quell’omicidio fu condannato all’ergastolo, ma dopo il suo pentimento la pena gli era stata scontata a quindici anni. A giugno ’89 sposò Emilia Libera, altra pentita storica del terrorismo rosso, conosciuta negli anni di piombo col nome di battaglia “Nadia”. Una storia d’amore che era nata tra le mura del supercarcere di Paliano dove entrambi erano rinchiusi.

Chi ha ucciso Sergio Calore e perché? Una vendetta, un regolamento di conti per le sue “soffiate” alla magistratura? Per gli investigatori l’ipotesi politica è la meno accreditata.

Il piccone ancora imbrattato di sangue abbandonato fuori dal casolare infatti potrebbe far pensare a un omicidio d’impeto. Un delitto occasionale. Calore potrebbe essere arrivato nel casolare e aver sorpreso qualcuno che non conosceva.

Dalle tasche della vittima mancherebbero telefonino e portafoglio. Gli investigatori non esludono nemmeno la pista del delitto maturato negli ambienti della piccola criminalità locale anche se a carico dell’ex terrorista negli anni successivi al suo pentimento non sono mai emersi legami sospetti.

Il giudice milanese Guido Salvini – che per 30 anni ha indagato sui terroristi neri e sulla strage di piazza Fontana – ha ricordato le “dichiarazioni importantissime” rese dal pentito Calori e il fatto che da anni conducesse una vita normale.

«Non solo per quanto riguarda la struttura di Ordine Nuovo a cui apparteneva ma anche per ciò che concerne il passaggio dei timer utilizzati per piazza Fontana dalla cellula veneta alla cellula milanese e sul tentativo di collocarli nella villa di Feltrinelli, per tentare di coinvolgerlo nella strage». Calore, ha ricordato il magistrato, fu «il primo a parlare di un ordinovista veneto che lui conosceva con il soprannome di “zio Otto” come il tecnico degli esplosivi per piazza Fontana». Soprannome che «nella seconda inchiesta sulla strage è risultato essere di quel personaggio centrale per l’indagine che è Carlo Digilio». Era un «pentito rispettabile» che «non si è mai fatto coinvolgere in altri fatti. Oggi non aveva più nulla che lo legasse al passato, anzi, aveva mostrato di aver rotto completamente. E poi sono passati anni da quanto ha testimoniato e conduceva una vita assolutamente normale».

Foto | Il Tempo