Italrugby: Guidi e Goosen “Italia e franchigie, ora si lavora assieme”

I due tecnici sono stati aggregati alla nazionale per il tour estivo. E non è un’operazione di facciata, ma sono molto attivi. Ecco le loro parole.

Sono una delle novità magari meno evidenti ed evidenziate, ma tra le più importanti del tour estivo dell’Italrugby. Gianluca Guidi e Marius Goosen aggregati allo staff tecnico della nazionale, cioè Zebre e Treviso. Qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa e qualcosa che prima di Conor O’Shea i ct azzurri non avevano mai reputato importante.

Ma è veramente qualcosa di rivoluzionario?
“Questo è un bel segno, perché in Italia spesso si fanno le chiacchiere e non i fatti, mentre Conor è arrivato ed è un fatto che ha già fatto, concedimi il gioco di parole. O’Shea ha già creato un legame con le franchigie, un legame fattivo, reale, e dobbiamo ringraziarlo per farci partecipare attivamente all’allenamento e alla preparazione all’allenamento stesso. E dopo il tour lo staff della nazionale verrà settimanalmente tra Parma e Treviso e questo è importante” esordisce Guidi.

Marius, un paio d’anni fa averti qui sarebbe stato fantascienza, sia per i rapporti tra Treviso e Fir, sia per il dialogo di Brunel con le franchigie.
“Guarda è facile sedere qua e criticare quello che è successo, non voglio fare quello che dice che ha la soluzione. Quello che è successo è successo e, per me, in Italia è importante che adesso tutti tirino una linea e si riparta da qui. E coinvolgere me e Gianluca ovviamente è un passo in avanti, perché loro non conoscono come noi i giocatori e le franchigie e così loro avevano tante domande e noi potevamo spiegare. Ed è importante che questo continui”.

Parole (ma anche fatti, perché durante gli allenamenti qui tra USA e Canada si vede proprio come i due tecnici siano coinvolti direttamente) che cancellano i dubbi che avevamo di una possibile convocazione di facciata. Cioè i due tecnici delle franchigie portati ‘in vacanza’, ma non realmente coinvolti.
“Esatto. Conor ci ha proprio dato dei ruoli, a me ha detto ‘Gianluca avrei piacere se tu ti occupassi della difesa, mentre Marius collabora con Mike per i trequarti’. Quindi sì, hai ragione, non è una cosa di facciata, ma ci permette di lavorare su un lavoro condiviso da luglio in poi” dice Guidi.

Appunto, una collaborazione che, dopo diversi anni, oggi è quasi obbligatorio non mancare.
“Io lo dico da un paio d’anni almeno, noi in Italia siamo fortunati che abbiamo solo due squadre ‘professionistiche’ d’alto livello. E non ci vuole tanto, con due sole squadre, a sedersi attorno a un tavolo con i coaching staff delle due franchigie e della nazionale e parlarci. Non ci vuole tanto, ma purtroppo questo non è stato fatto negli ultimi anni. Da un punto di vista tecnico, oggi, non siamo in grado di fare una cosa a Treviso, una alle Zebre e poi completamente un’altra in nazionale. Dobbiamo lavorare sulla stessa pagina, perché i giocatori non hanno tempo, quando arrivano in nazionale, di fare altro. Ora speriamo che, così, faccia bene a tutti, a noi e alla nazionale” sottolinea Goosen.

Passando al tecnico, con Guidi affrontiamo la grande novità che si è vista in queste prime due partite, la difesa.
“Con Conor ne avevamo già parlato quest’inverno ed entrambi pensavamo a un sistema difensivo che ci tutelasse sui punti d’incontro. Questa difesa, invece, un po’ più aggressiva e magari un po’ più pericolosa per noi, come l’hai definita dopo gli USA, ci tutela però un po’ più quando verranno ad attaccarci. Ma è interessante anche come cerchiamo di svilupparla, oggi con Mike abbiamo lavorato per adattarla in modo che vada bene sia per la nazionale sia per le Zebre”.

Le prime due partite che impressioni hanno dato?
“A me piace molto il clima che c’è e si riflette molto nel gioco che si fa. In Argentina era una partita molto pericolosa, con un nuovo ciclo, una nuova difesa e la squadra non ha fatto male. Con l’America è stata una settimana un po’ particolare e in campo si riflette quello che si vive fuori. E Conor è uno che incentra molto il discorso sulla parte mentale e si è visto con gli USA quando abbiamo segnato in 14. Poi, un giudizio sulla tournee, si potrà dare dopo il Canada, ma l’ambiente è bello e, come dicevo l’altro giorno a Giampiero (De Carli, ndr.), sembra quando eravamo con gli Emergenti, l’età media è veramente bassa” sottolinea Guidi.

Molti giovani, molti che Gianluca conosce bene dalle nazionali juniores e, appunto, con gli Emergenti. Ma ci sono ragazzi che hanno le doti per diventare leader di questa Italia?
“Secondo me sì, anche perché Conor lavora molto con i ragazzi, preparandoli individualmente, aiutandoli anche mentalmente. E secondo me chi ce l’ha il legno buono, poi viene fuori. E ci sono ragazzi che hanno le potenzialità”.

O’Shea non ha la bacchetta magica e i problemi dell’Italia, anche visti i risultati della juniores ai Mondiali (ma anche in passato), arrivano da più lontano.
“Sono d’accordo, noi stiamo vivendo in questi giorni in un Paese come gli USA che sta costruendo qualcosa d’importante e le nazioni emergenti che stanno crescendo. E noi dobbiamo essere consci, dobbiamo sistemare sicuramente tante cose, su un telaio che – secondo me – può interagire con i club, con quelle parti del movimento che sono molto molto importanti. Ma da questo tour possiamo comunque prendere spunto e ci sono tanti giovani, penso a Carlo Canna, ma anche a Marco Barbini che non c’è ma che sicuramente farà parte di questo gruppo, che arrivano da percorsi diversi (dalle Accademie, ndr.), ma che arrivano in alto. Dobbiamo migliorare, ma continuare a produrre giovani di qualità”.

Gli fa eco Goosen. “In Italia il primo problema è che già partiamo in ritardo, perché rispetto alle altre nazioni lo sport a scuola non esiste e noi abbiamo già un gap iniziale. Però dobbiamo trovare il modo migliore per sviluppare i giovani, cosa che fino a oggi non è stato fatto. Non so, però, se fino a oggi tutti hanno remato nello stesso senso. Però attenti, non possiamo aspettarci questo in due o tre mesi, ma ci vorranno, forse, due o tre anni almeno. In Italia, invece, si vuole tutto subito, ma non è possibile, si deve costruire”

Gianluca, hai nominato Barbini e mi hai fatto venire un’ultima domanda: Conor vi ha chiesto informazioni sui ragazzi che non sono qui, per scelta, per infortunio o altro?
“Conor e Mike hanno le idee molto chiare, Conor prima di arrivare conosceva tutti i giocatori, ha visto tutte le partite, ha parlato con noi in inverno. E’ una persona molto organizzata, di progetto, ha le idee chiare. Ha dei nomi, e sono tanti fortunatamente, e sta cercando di dare un piano di sviluppo per tutti e i nomi che hai in mente tu ci sono tutti”.

Foto – Rugby 1823

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