Processo Hiram: “i due impiegati della Cassazione furono corrotti per far ritardare i processi”

In queste ore si sta celebrando la prima udienza dedicata alla requisitoria del processo denominato “Hiram” che stiamo seguendo sin dagli albori quando i carabinieri di Trapani ed Agrigento arrestarono le prime otto persone (qui i nomi di tutti gli arrestati).L’inchiesta ed il successivo processo vertono sulla commistione tra ambienti mafiosi e massonici ed il

di fabio



In queste ore si sta celebrando la prima udienza dedicata alla requisitoria del processo denominato “Hiram” che stiamo seguendo sin dagli albori quando i carabinieri di Trapani ed Agrigento arrestarono le prime otto persone (qui i nomi di tutti gli arrestati).

L’inchiesta ed il successivo processo vertono sulla commistione tra ambienti mafiosi e massonici ed il pagamento di ingenti somme – cifre che si aggirano dai 5 ai 20mila euro – per consentire il rallentamento di processi penali davanti alla Corte di Cassazione ed evitare il rientro in cella di boss arrestati o condannati.

Il tema di questa prima udienza si basa proprio su questo: la corruzione di due impiegati della Corte di Cassazione che avrebbero fatto in modo di bloccare un’ordinanza di rientro in cella per un imputato per più di un mese. L’imputato in questione, nonché il più importante, è l’imprenditore Calogero Russello – 68 anni – anche lui arrestato ed in passato già indagato per mafia. Ci spiega la sua posizione l’ottimo Galullo:

all’epoca dei fatti [Russello ndr.] era coinvolto a Palermo nel processo “Alta Mafia” e inizialmente condannato il 28 luglio 2005 a 6 anni per associazione mafiosa e poi ricorrente in Cassazione (l’8 gennaio 2007 la Corte di appello di Palermo lo assolse per quel reato e lo condannò a 2 anni per corruzione ma il 3 dicembre 2007 è stata annullata la sentenza di assoluzione e il processo dovrebbe essere pendente presso altra corte di appello).

Russello avrebbe quindi:

fatto dare a Grancini, da Nicolò Sorrentino, pure lui imputato, cinquemila euro, per ottenere che un fax contenente l’ordine di riportarlo in cella rimanesse fermo in Cassazione per oltre un mese, tra febbraio e marzo del 2006.

Rodolfo Grancini, arrestato e condannato a 6 anni e 6 mesi sarebbe stato il trait d’union di questa associazione a delinquere grazie alle sue connessioni in Cosa Nostra (qui la condanna in concorso esterno in associazione mafiosa) e massonici che consentono sempre segretezza e pervasività nello strato sociale.

Uno dei due impiegati della Cassazione accusati di corruzione reiterata in atti giudiziari e concorso esterno in associazione mafiosa è Guido Peparaio, orvietano come Grancini, e pochi giorni fa è stato liberato dai domiciliari dopo 18 mesi ed ora ha soltato l’obbligo di firma e verrà giudicato dal collegio con rito ordinario. Un’ottima ricostruzione sul ruolo di Peparaio, nonché su tutti i boss implicati nella vicenda – i mazaresi Agate, Accomando, Sorrentino e Riserbato – ce la fornisce Vincenzo Figlioli nel suo blog.

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