Storie ovali: le Tre Rose, fuga (dall’Africa) per la vittoria

Il club di Casale Monferrato, dove giocano quasi esclusivamente immigrati, conquista il primo successo.

Sono arrivati dal Mali, dalla Costa d’Avorio e dal Sudan. Sono migranti sbarcati sulle nostre coste sperando in un futuro migliore. Sono i ragazzi di Casale Monferrato, delle Tre Rose, il club che ha avuto un’esenzione speciale per poter schierare anche 22 stranieri in campo. Un progetto prima sociale che sportivo, ma che questo weekend ha scritto la storia anche in campo.

Scappati dalla guerra o dalla povertà, le storie di questi ragazzi si assomigliano l’una con l’altra, sono storie di guerra e povertà, storie di razzismo e non solo quello che in molti hanno trovato qui. Perché anche in Africa, mentre scappavano da una morte all’altra, si scoprivano troppo neri rispetto agli altri neri, troppo poco neri, con troppa barba o troppo poca per essere accettati. Oggi sono a Casale, dove studiano l’italiano, qualcuno ha trovato un lavoro, mentre aspettano di scoprire se potranno restare, se verranno messi in regola.

E, intanto, giocano a rugby. Quasi tutti non sapevano cosa fosse una palla ovale fino a pochi mesi fa, ma poi il coraggio di Paolo Pensa, presidente del Le Tre Rose Rugby, e di Mirella Ruo, della cooperativa S.E.N.A.P.E, li ha fatti diventare una squadra. Sgangherata, dove nello spogliatoio si parlano tante lingue, dove allenamento dopo allenamento si è preso confidenza con quella palla che fa rimbalzi strani. Giocando in Serie C2, dove da inizio stagione sono arrivate sconfitte che, però, non hanno spento l’entusiasmo dei ragazzi delle Tre Rose.

E questo weekend, finalmente, è stata festa. Perché proprio all’ultima giornata, proprio quando la prima stagione stava finendo, ecco che è arrivata la vittoria. Avversario il Collegno e i ragazzi del Tre Rose che partono alla grande con due mete di Julian Alexandrescu e una di Ibrahim Kone. Ma l’apertura romena si fa espellere e per il XV di Casale le cose si complicano. A dare, però, la vittoria finale sono le mete di Giovanni Moschetti (uno dei pochissimi italiani del gruppo, quasi uno straniero in campo) e Sylia Yussuf e le Tre Rose si sono imposte 35-33, resistendo in 12 contro 15 negli ultimi minuti per altri cartellini gialli.

Per Mariu, Mbemba, Oki, Julian, Ibrahim e gli altri finalmente è stato il momento di festeggiare nel terzo tempo, quando l’Africa sub-sahariana non solo ha scoperto il rugby, ma anche il gusto della vittoria.

Foto – Giuseppe “Pino” Fama