Palermo: arrestati Francesco Arcuri e Giuseppe Auteri per latitanza boss Nicchi

La polizia ha arrestato a Palermo Francesco Arcuri e Giuseppe Auteri in esecuzione di un’ordinanza di fermo di indiziato di delitto emesso dai pm Roberta Buzzolani e Ambrogio Cartosio. I due sono considerati dagli investigatori fedelissimi del boss Gianni Nicchi, arrestato a dicembre del 2009.Le accuse più gravi sono quelle a carico di Arcuri, accusato

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La polizia ha arrestato a Palermo Francesco Arcuri e Giuseppe Auteri in esecuzione di un’ordinanza di fermo di indiziato di delitto emesso dai pm Roberta Buzzolani e Ambrogio Cartosio. I due sono considerati dagli investigatori fedelissimi del boss Gianni Nicchi, arrestato a dicembre del 2009.

Le accuse più gravi sono quelle a carico di Arcuri, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Sarebbe stato lui a gestire la latitanza del giovane capomafia. Auteri dovrà invece rispondere di detenzione illegale di numerose armi da fuoco con l’aggravante di aver agevolato Cosa nostra.

Arcuri, palermitano di 29 anni, seccondo quanto emerso dalle indagini era il principale anello di collegamento con il latitante Nicchi, boss del mandamento di Pagliarelli, e gli esponenti mafiosi degli altri mandamenti. Insieme a lui – è l’accusa – si muoveva Auteri, 35 anni, anche lui palermitano.

Scrive Il Giornale di Sicilia:

Avendo il sospetto di essere controllati dagli inquirenti i due evitavano accuratamente di parlare di argomenti compromettenti per telefono e in auto. Tuttavia, i servizi di osservazione e di pedinamento e le intercettazioni hanno consentito di scoprire i due fiancheggiatori che potevano contare su uomini e alloggi sicuri come dimostra il fatto che, poco prima dell’arresto di Nicchi, la macchina organizzativa della sua latitanza si stava organizzando per fargli cambiare rifugio.

Qualche dettaglio in più si legge su Live Sicilia:

il gruppo disponeva sicuramente di una vasta rete logistica di supporto, costituita da alloggi, fiancheggiatori, mezzi di vario genere, come è dimostrato dal fatto che, poco prima dell’arresto di Nicchi, la macchina organizzativa della sua latitanza si stesse organizzando per far cambiare rifugio. L’attività di questo gruppo diretto da Arcuri, oltre a gestire lo stato di latitanza di Nicchi, si dedicava anche ad altre attività essenziali per l’organizzazione mafiosa, quali la raccolta del pizzo presso gli esercizi commerciali estorti e la custodia delle armi da fuoco. Il monitoraggio eseguito dalla Squadra Mobile su Arcuri e sugli uomini a lui vicini ha consentito di accertare l’operatività di questo gruppo nelle attività tipiche di Cosa nostra, sia quelle relative al reperimento, alla custodia e alla messa a disposizione degli affiliati di armi da fuoco, sia quelle volte al conseguimento di profitti economici, realizzati Palermo, prevalentemente, attraverso la raccolta del pizzo.

L’attivismo del gruppo in queste attività è stato dimostrato da una serie di conversazioni registrate dai poliziotti che dimostrano come fosse a loro disposizione un vero e proprio arsenale dai fucili a pompa e a canne mozze a rivoltelle, tra cui Smith Wesson calibro 38 e 44 Magnum.

Nicchi, attualmente in regime di 41 bis, è stato condannato a 15 anni di carcere in primo grado nel processo Gotha. Il boss è coinvolto anche in un altro processo, Old bridge, relativo ai rinnovati rapporti tra le famiglie mafiose palermitane e gli “scappati”: boss e “picciotti” riparati in America a seguito della guerra di mafia scatenata da Riina negli anni Ottanta.

Via | GdS

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